La liberazione di Cinisello Balsamo

25 aprile, ore 14, Insurrezione a Cinisello Balsamo

La 119^ Brigata Garibaldi S.A.P. Quintino Di Vona e gli ultimi mesi della Resistenza a Cinisello Balsamo

 

A febbraio del 1944, dopo una serie di incontri nel castello di Trezzo sull’Adda, si costituisce un gruppo formato da Luciano Carminati, giovane ufficiale di complemento, da Carlo Inzani e da alcuni operai guidati da due studenti, Alfredo Cortiana e Giuseppe Carcassola.
A luglio del 1944, ormai bruciato nella zona C (Monza, Vimercate e Oggiono), Cortiana rischia di essere catturato. Viene quindi destinato alla zona B (Bassa Brianza), dove, a settembre, gli viene affidato il compito di reclutare nuovi partigiani per formare una brigata per il settore di Desio. Entra quindi in contatto anche con gli antifascisti di Cinisello Balsamo e, prima di tutti, con Giuseppe Trezzi, nome di battaglia Silvio (ufficiale di collegamento dei Comandi di Divisione del Comando Raggruppamento Brigate Garibaldi di Milano e Provincia per le Divisioni Valle Olona, Fiume Adda e Bassa Brianza).
La formazione non ha ancora un nome, l’arrivo di nuovi quadri coincide purtroppo con la fucilazione del professor Quintino Di Vona, il 7 settembre 1944. Quindi per onorarne il sacrificio, la 119^ Brigata Garibaldi S.A.P. (Squadre di Azione Patriottica) ne assume il nome.
A dicembre, vista la vastità della zona di competenza, il Comando Regionale decide che le forze vengano organizzate in tre distinte brigate: la 119^ appunto, la 185^ Pietro Arienti e la 183^ Carlo Franchi,  le quali compongono la Divisione Bassa Brianza, il cui comandante è Eliseo Galliani, nome di battaglia Andrea Verri, coadiuvato dal commissario politico Eugenio Mascetti, nome di battaglia Gianni Curti. Alfredo Cortiana, nome di battaglia Enzo, dopo la cattura di Alberto Gabellini, è il comandante della 119^ e Giuseppe Carcassola, nome di battaglia Mino o Minotto, è il vicecomandante.
Uno dei primi esponenti della Resistenza che Cortiana  incontra a Cinisello Balsamo è Antonio Longo, nome di battaglia Mario, che è da poco tornato in paese con altri componenti della 55^ Brigata Garibaldi d’Assalto Rosselli (Marco Sala, Stefano Ferrandi, Bruno Giuliani e Carlo Lavizzari) dopo un rastrellamento effettuato dai nazifascisti nel giugno del 1944 sulle montagne del lecchese. Essendo gli unici ad avere un’esperienza militare, costituiscono il primo nucleo del Distaccamento di Cinisello Balsamo della Brigata.
Il gruppo sceglie come sede per gli incontri clandestini la trattoria Beccalli in via Garibaldi (all’altezza dell’attuale numero civico 70). L’afflusso di clienti è un’ottima copertura, il gioco delle bocce e il giardino attigui sono preziose vie di fuga. Cortiana potrà sempre contare sulla discrezione, la disponibilità e la cortesia dei Beccalli.
Il Comando del Distaccamento viene affidato ad Antonio Longo che sarà coadiuvato da due commissari politici: Carlo Meani, nome di battaglia Geo,  e Umberto Ratti, nome di battaglia Ratt, con il quale Cortiana ha maggiori contatti. I primi componenti del Distaccamento sono vecchi antifascisti di matrice socialista e comunista che si erano battuti con le squadracce fasciste e avevano conosciuto la prigione e il confino. Sono: Vittorio Viani, Carlo Tabini, Oreste Figini e Luigi Pacchetti, nome di battaglia Ginett.  A loro ben presto si aggiungeranno alcuni giovani: Carlo Villa, Cesare Tremolada, Angelo Magni, nome di battaglia Angelo, Giovanni Morandi e tre cattolici balsamesi: Gianfranco Mangiagalli, nome di battaglia Arturo, Martino Ghioni e Angelo Perego, nome di battaglia Riccardo. Si tratta all’inizio di una quindicina di unità, numero comunque non trascurabile considerando che esistono già altri gruppi (come il distaccamento San Fruttuoso della 104^ Brigata Garibaldi S.A.P. Gianni Citterio di cui fa parte il giovane Gaetano Latino che con altri giovani organizza distribuzione di manifesti e giornali clandestini) e molti di loro operano nelle S.A.P. di fabbrica. Staffetta già esperta, determinata e coraggiosa, è Dina Cereda, nome di battaglia Angela, che ha ridotto i suoi viaggi in Valsassina a seguito del rastrellamento effettuato dai nazifascisti. Ogni domenica parte in bicicletta alla volta dell’ospedale di Desio per ritirare la stampa clandestina fingendo di portare biancheria pulita a un inesistente parente malato. Giunta a destinazione è accompagnata da un infermiere fuori dalla clinica e condotta in un’abitazione attigua dove ha sede il comando della brigata. Qui incontra Cortiana ed Eliseo Galliani ai quali fa rapporto sulla situazione e sui problemi del Distaccamento di Cinisello Balsamo, poi riempie la borsa di opuscoli e manifestini che copre con la biancheria sporca. Riparte verso Cinisello Balsamo e quando giunge in centro incontra Luigi Pacchetti alla Trattoria Becalli o davanti al Circolo La Previdente e gli consegna il materiale che lui distribuirà ai sappisti per la diffusione.
Enzo, a fine gennaio del 1945 porta a termine, pur con qualche inconveniente, una missione difficile: attaccare la caserma della G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana) di Seregno per prelevare armi. Sceglie, oltre a Carcassola, un gruppo di sei o sette sappisti del Distaccamento di Cinisello Balsamo. Gennaio sarà un mese di intensa attività per tutte le Brigate, con regolarità sconcertante si  compiono azioni con scritte murali, lanci di manifestini, disarmi di militi fascisti, collocazione di chiodi squarcia-gomme sull’autostrada.
Nella notte  tra il 7 e l’8 marzo, sui muri di Cinisello Balsamo vengono affissi numerosi manifestini che ricordano la Giornata Internazionale della Donna, inneggiano all’Italia libera e alle Brigate Garibaldi. Il lavoro viene portato a termine con coraggio da Dina Cereda e da altri partigiani, con un’affissione notturna molto pericolosa che assume il sapore della beffa. La mattina la gente scorge i volantini incollati nei luoghi più frequentati: in piazza a Cinisello, alla fermata del tram, ma soprattutto sui muri dell’ex Casa della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio) in via Beato Carino, proprio dove c’è il presidio dei repubblichini e dei nazisti.
Nella prima settimana di aprile, i Comandi del C.L.N.A.I. (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia)  intensificano la pressione sui nazifasciti  e decidono che è tempo per l’insurrezione generale.
Cortiana tiene in quel periodo molti comizi volanti, uno dei quali davanti alla ditta Alea in piazza Vittorio Emanuele (oggi piazza Gramsci), lo organizza con Mino e altri uomini di punta del Distaccamento tra i quali: Antonio Longo, Giovanni Ventura, Luigi Riccardi e Giuseppe Cattaneo. Ma appena inizia il comizio, sopraggiungono dei repubblichini e i partigiani si dileguano in direzioni diverse. Solo Antonio Perego, nome di battaglia Ivan, verrà catturato; i repubblichini hanno intenzione di fucilarlo; sarà invece rilasciato subito forse perchè si erano ormai avviati i contatti tra i rappresentanti del Distaccamento e alcuni sottoufficiali della R.S.I. (Repubblica Sociale Italiana) in vista dell’insurrezione.
Nel tardo pomeriggio del 24 aprile l’ordine di insurrezione è recapitato a Cortiana da una staffetta. Il Comando ha fissato per le ore 14  del giorno seguente, l’inizio dell’insurrezione.  Cortiana provvede a far stampare il manifesto con le disposizioni generali per la popolazione e con l’annuncio dell’assunzione dei pieni poteri da parte del C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) locale. Con Mario definisce  il piano d’azione insurrezionale. Prima di tutto concentrare tutti gli uomini alla trattoria Beccalli per la distribuzione delle armi e degli ordini e, successivamente, occupare la sede municipale e  tutti gli altri punti nevralgici,  per assumere il governo della città e garantire l’ordine pubblico.
Alle ore 12.05 del 25 aprile gli operai della Pirelli intimano la resa al Comando tedesco  all’interno della fabbrica; inizia così l’insurrezione  nella zona industriale a nord di Milano che dalla Pirelli, si estende alla Breda, alla Falck, alla Ercole e alla Magneti Marelli. Alcuni operai portano la notizia a Cinisello Balsamo. I sappisti sono già riuniti alla trattoria Beccalli, pronti  con le armi. Sono molti di più della quarantina di elementi che componevano il Distaccamento. Forse cento o centocinquanta, un numero destinato ad aumentare nelle ore successive.
Il maggiore Marino, nonostante gli accordi dei giorni precedenti, fa muovere un camion munito di mitragliatrice verso piazza Vittorio Emanuele e via Garibaldi.  Uno degli uomini appostati alla trattoria Beccalli, spara un colpo verso l’automezzo, i repubblichini  rispondono con  un nutrito fuoco e lancio di bombe a mano; ci sono alcuni feriti, tra cui il dottor Domenico Rella, nome di battaglia Aller, medico della Brigata. Alcune pattuglie di partigiani si dirigono verso i punti di accesso alla cittadina per controllare il movimento di mezzi e di persone in entrata, ma soprattutto in uscita.
Verso le ore 17 sopraggiungono da Cusano Milanino due soldati della Wermacht, addetti al trasporto della posta. I partigiani li bloccano in via Garibaldi e li portano nel cortile della trattoria, qualcuno vorrebbe fucilarli, ma Gina Beccalli chiede che vengano lasciati liberi, li conosce e  dice che sono brave persone.
Nel frattempo anche don Battista Testa della 17^ Brigata del Popolo  riunisce un gruppo di  uomini e distribuisce armi.
Nelle stesse ore viene occupato il Palazzo comunale, dove si insediano i membri del C.L.N. locale che assume pieni poteri: Paolo Brigatti, Dina Cereda, Abbondio Colombo, Luigi Pacchetti, Mario Riva, Angelo Ronchi, Ambrogio Sironi, Giuseppe Tagliabue. Viene occupata anche la scuola elementare Cadorna dove si insedia il Comando del Distaccamento della 119^ Brigata Garibaldi.
Verso le ore 18, due soldati tedeschi, a bordo di un sidecar, forzano un posto di blocco sparando alcuni colpi d’arma da fuoco, i partigiani rispondono al fuoco, il sider sbanda in via Garibaldi all’altezza di via Monte Santo, uno di loro muore sul colpo, l’altro tenta di scappare, ma viene catturato; nonostante le cure, spirerà poco dopo.
I repubblichini sono ancora asserragliati in Villa Ghirlanda e nell’ex casa della G.I.L., in quest’ultima si recano, dopo le ore 8 del 26 aprile, Alfredo Cortiana, don Battista, Paolo Brigatti e Luigi Pacchetti, per chiedere la resa. Al termine del colloquio, i soldati consegnano le armi e vengono tenuti prigionieri nei due edifici scolastici.
Un Distaccamento della 17^ Brigata del Popolo si insedia nell’oratorio Pio XI, a ridosso dell’autostrada Milano Bergamo, ne assume il comando Enrico Galbiati. Vicino a via Sant’Antonio, vengono posizionate due mitragliatrici. Nel pomeriggio del 27 aprile, da questa postazione i partigiani sparano alcuni colpi contro automezzi tedeschi in avvicinamento, i nazisti rispondono al fuoco, nessun patriota resta ferito ma numerosi proiettili  colpiscono il muro della casa d’angolo tra via Verdi e viale delle Rimembranze.
Il 29 aprile 1945, giornata di entusiastiche manifestazioni popolari, si conclude tragicamente. Alle ore 20.20 viene ucciso, con tre colpi d’arma da fuoco, all’interno della scuola Cadorna, il vicecomandante della 119^ Brigata Garibaldi, Giuseppe Carcassola. Dopo una prima versione che parlava di suicidio, fu accertato l’omicidio, ma non si seppe mai ufficialmente il nome dell’assassino.
Già dalle prime ore successive alla resa di due contingenti repubblichini presenti sul territorio, il C.L.N. si occupa di garantire l’ordine pubblico, l’approvvigionamento alimentare, l’organizzazione delle forze patriottiche e il controllo dell’autostrada.
Il 25 giugno 1945 giunge dal prefetto Riccardo Lombardi la nomina del sindaco e dei componenti della Giunta comunale provvisoria: sindaco Carlo Meani, vicesindaco Gottardo Vaini, assessori, Alessandro Bonfanti, Domenico Megliani, Ernesto Sala, Carlo Seveso e Luigi Villa.

LA NOSTRA SEZIONE

 
Annunci