Sala Fernando

PER NON DIMENTICARE

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Sala Fernando
Morì in uno scontro a fuoco contro i fascisti l’8 ottobre 1944, in Valsassina, zona di Premana, presso l’alpeggio di Casarsa.

Nato il 20 maggio 1927 a Cinisello, svolgeva la professione di operaio alla Breda.
Impegnato nelle lotte all’interno della fabbrica nelle file del Fronte della Gioventù, dovette rifugiarsi in montagna a seguito delle persecuzioni per gli scioperi del marzo ‘44.
Fu partigiano della 119^ Brigata Garibaldi S.A.P. Quintino di Vona e della 55^ Brigata Garibaldi d’Assalto Fratelli Rosselli

vicino al luogo dove cadde, è stata posta una targa commemorativa a ricordo del suo sacrificio

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14 AGOSTO 1944 – L’ECCIDIO DEL PONTE DELLA PIETÀ

74° ANNIVERSARIO DELL’ECCIDIO DEL PONTE DELLA PIETÀ 

14 AGOSTO 1944 – 14 AGOSTO 2018

Martedì 14 agosto 2018 Quarona – Vercelli

La sezione ANPI di Quarona promuove per martedì 14 agosto il 74° Anniversario dell’eccidio del ponte della Pietà, avvenuto il 14 agosto 1944 in ricordo del sacrificio dei partigiani Gino Boccardo, Aldo Bordiga, Gino Francese, Vincenzo Lazzi e Augusto Pescio, vittime della barbarie nazifascista

PROGRAMMA

Ore 10.30 Ritrovo nei pressi del cippo. al Ponte della Pietà

Saluto del Sindaco di Quarona Dott. Sergio Svizzero

Benedizione da parte di Padre Matteo Borroni

Saluto di Padre Marco Malagola, cittadino onorario di Quarona e testimone dell’eccidio

Oratore uffìciale Avv. Gianni Chiorino – Presidente del Comitato Provinciale A.N.P.I. Biella

12.00 Trasferimento al “Parco dei Tigli”

Quintino Di Vona

Nato a Buccino (Salerno) il 30 novembre 1894, fucilato a Inzago (Milano) il 7 settembre 1944, insegnante.

Militante socialista, aveva partecipato alla Prima guerra mondiale, dalla quale tornò ferito. Nel 1921, il professor Di Vona – che insegnò nei Licei di Grosseto, di Salerno e al “Carducci” di Milano – aderì al Partito comunista. Per il suo partito militò clandestinamente sino alla caduta del regime, scrivendo sulla stampa clandestina con gli pseudonimi di “Vautrin”, “Libero Gracco”, ecc. Dopo l’armistizio, non solo la casa dell’insegnante divenne punto di riferimento per la Resistenza (vi si stampavano volantini, vi si raccoglievano armi, vi si ospitavano ebrei e partigiani), ma lo stesso professore, inquadrato con lo pseudonimo di “Lanzalone” nella 119ma Brigata Garibaldi (che dopo la sua morte gli sarebbe stata intitolata), partecipò a numerosi atti di guerriglia. Catturato in seguito a delazione da militi della Brigata Nera di Monza (che giunsero a Inzago all’alba del 7 settembre), Di Vona fu, per ore ed ore, picchiato a sangue. Dalle sue labbra non uscì una parola che potesse danneggiare la Resistenza. Nel primo pomeriggio i fascisti, al comando di un sottufficiale delle SS germaniche, trasportarono con un camion l’insegnante nella piazza principale del paese. Qui Di Vona fu fucilato da un manipolo di imberbi militi in camicia nera. I passanti atterriti dovettero anche assistere allo scempio che fu fatto del cadavere, lasciato sulla piazza per il resto della giornata e per tutta la notte. Nel decennale del sacrificio di Quintino Di Vona, l’amministrazione di Inzago ha fatto porre sulla piazza del Comune una lapide nella quale, tra l’altro, si ricorda appunto che il docente “…cadde fucilato da giovinetti incoscienti / armati dalla prepotenza straniera e dalla tirannide domestica /…”. A Di Vona sono state intitolate piazze e strade a Inzago, a Salerno, a Cassano d’Adda. Porta il suo nome, con quello di Tito Speri, anche una scuola media a Milano. Pure a Cassano d’Adda gli hanno dedicato un Istituto onnicomprensivo. Sulla sua figura di antifascista e di umanista è stato pubblicato un libro.

Donne e Uomini della Resistenza – anpi.it

 approfondisci

Le pietre raccontano (Comune di Cinisello Balsamo)

DI VONA QUINTINO

La 119^ Brigata Garibaldi S.A.P. Quintino Di Vona e gli ultimi mesi della Resistenza a Cinisello Balsamo

INZAGO 07.09.1944 (Milano – Lombardia) scheda compilata da GIOVANNI SCIROCCO E LUIGI BORGOMANERI

1944

31 dicembre 1944: Pennati Giuseppe – fucilato a Barzio

8 ottobre 1944: ITINERARI DELLA MEMORIA Valsassina – Premana – Casarsa – Barconcelli

10 agosto 1944: L’ECCIDIO DI PIAZZALE LORETO

20 giugno 1944: TRE ALLA VOLTA – I MARTIRI DI FONDOTOCE (le vittime dell’orrore e la ferocia nazifascista)

17 giugno 1944: Giovanni Marafante – Il sacrificio di un ventenne, morto per la nostra libertà

16 e 17 giugno 1944: Il sacrificio dei compagni lissonesi: Chiusi, Somaschini, Erba e Parravicini

15 giugno 1944: Il sacrificio del partigiano Mario

14 giugno 1944: La fuciliazione di Rabellotti, Cattaneo, Rossi e Oliaro

13 giugno 1944: L’eccidio nazifascista di Forno

31 dicembre 1944

Pennati Giuseppe – Fucilato a Barzio

giuseppe-pennati-3Nato il 5 settembre 1923 a Cinisello Balsamo da Ferdinando Pennati e Paolina Pastori. Partigiano della 55^ Brigata d’Assalto Fratelli Rosselli.

SUI SENTIERI DELLA GUERRA PARTIGIANA IN VALSASSINA

 31 dicembre 2016 – Maggio, Barzio ed il Baitone della Pianca

Programma:

ore 9,15 – Cimitero in località Maggio Comune di Cremeno

Saluto Autorità

Commemorazione dei Fucilati a Maggio

ore 10,00 – Cimitero in località Robiasca Comune di Barzio

Saluto Autorità

Commemorazione dei Fucilati a Barzio

ore 10,30 – Barzio, sala Civica.

Il racconto dei partigiani catturati alla Pianca e fucilati a Barzio e Maggio di Cremeno a cura dell’ ass. Banlieue e dell’Isrec di Bergamo con intervento musicale del Vecchio Comballo.

Sui sentieri della guerra partigiana in Valsassina
Il 30 dicembre 1944 presso il Baitone della Pianca i fascisti del 1° btg. mobile della Brigata Nera “Cesare Rodini” di Como catturano 36 Partigiani. Alcuni fanno parte della 55a brg. f.lli Rosselli, altri della ex 86a brg. Giorgio Issel, altri sono arrivati negli ultimi giorni.
Franco Carrara, partigiano della Issel, tenta la fuga ma viene ucciso nel prato antistante la baita. Tutti verranno poi condotti a piedi a Introbio.
Il giorno dopo, 31 dicembre, davanti al cimitero di Barzio vengono fucilati 11 partigiani, altri tre verranno fucilati a Maggio di Cremeno

Approfondisci

Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia: Baitone Pianca, Cassina Valsassina, 30-31.12.1944 (Lecco – Lombardia)

Le pietre raccontano:  Giuseppe Pennati  (PARTIGIANI NON INCLUSI NELLE LAPIDI)AI PARTIGIANI CADUTI IN VALSASSINA I PARTIGIANI

55° BRG. F.LLI ROSSELLI: Pennati Giuseppei protagonistiI – CADUTI DELLA 55° BRIGATA ROSSELLI (archivio fotografico della I e II divisione garibaldi lombardia)

 

 

8 ottobre 1944

ITINERARI DELLA MEMORIA

Valsassina – Premana – Casarsa – Barconcelli

DOMENICA 13 MAGGIO 2018

Rendiamo omaggio con due targhe commemorative in ricordo dei quattro partigiani che l’8 ottobre 1944, nella zona di Premana, presso l’alpeggio di Casarsa, morirono in uno scontro con i fascisti.

L’8 ottobre 1944, nella zona di Premana, presso l’alpeggio di Casarsa, in uno scontro con i fascisti caddero quattro partigiani:

Cereda Mario (Marino) nato a Rivolta d’Adda il 18 maggio1922. Arruolato nella R.S.I. (Repubblica Sociale Italiana), a maggio del 1944 fuggì recandosi a Introbio dove trovò il contatto con il dottor Piero Magni, Comandante Militare, tra i primi organizzatori della Resistenza in Valsassina. Alla Liberazione, la sua salma venne trasportata nel cimitero di Rivolta D’Adda dove fu sepolta il 27 maggio 1945.

Pennati Guglielmo nato a Casatenovo il 23 marzo 1923. Militare all’Autocentro di Oggiono disertò dopo l’8 settembre del ‘43. Fece parte del Distaccamento Carlo Marx della 55^ Fratelli Rosselli, assieme ad altri 11 partigiani di Casatenovo e dintorni. Il Distaccamento apparteneva al 1° Battaglione della Brigata Fratelli Rosselli il cui comandante Franco Manzotti era anch’egli di Casatenovo. Il suo corpo venne ritrovato il 19 maggio 1945.

Sala Fernando nato il 20 maggio 1927 a Cinisello, svolgeva la professione di operaio alla Breda. Impegnato nelle lotte all’interno della fabbrica nelle file del Fronte della Gioventù, dovette rifugiarsi in montagna a seguito delle persecuzioni per gli scioperi del marzo ‘44. Fu partigiano della 119^ Brigata Garibaldi S.A.P. Quintino di Vona e della 55^ Brigata Garibaldi d’Assalto Fratelli Rosselli.

Partigiano sconosciuto il cui corpo venne ritrovato nella primavera successiva. Fonte dal libro “Vit de quai sort” di Antonio Bellati.

vicino al luogo dove caddero i quattro giovani partigiani è stata posta una targa commemorativa a ricordo del loro sacrificio

Posa delle targhe – ITINERARI DELLA MEMORIA (Valsassina-Premana-Casarsa-Barconcelli) – 26 novembre 2017

Un forte ringraziamento agli amici AFCB (Amatori Fotografici Cassina De’ Bracchi), per la diffusione multimendiale della commemorazione.

Clicca QUI
e collegati al loro sito per guardare le immagini della manifestazione, realizzate da Ildefonso Pennati, nipote del partigiano ucciso, e da Marta Comi, Assessore del Comune di Casatenovo e pronipote dello stesso partigiano.

 ITINERARI DELLA MEMORIA

Valsassina – Premana – Casarsa – Barconcelli

Nell’estate del 1944 la speranza che la guerra stesse per fi nire sembra tramutarsi in realtà. Gli eserciti degli alleati avanzano e si fanno massicce diserzioni, renitenze alla leva e fughe di giovani per non andare al lavoro coatto in Germania. Le montagne a nord di Milano si riempiono e le bande costituitesi in primavera si trasformano in Brigate. Diventa imperativo organizzare gli uomini che si erano sbandati sui monti per preparare le forze per scendere e liberare il Paese da tedeschi e fascisti.

In Valsassina una banda che si era formata nella primavera del 1944, la banda Carlo Marx, si trasforma prima nella 40^ Brg. Garibaldi G.Matteotti fronte sud e poi nella 55^ Brg. Garibaldi F.lli Rosselli. Questa Brigata a fine settembre è composta da nove distaccamenti di circa 30 uomini ciascuno e copre la zona che va da Morbegno a Colico e Bellano, sale in Valsassina e nelle sue valli laterali Varrone e Biandino.

Nella zona di Premana il referente è il tenente Battista Todeschini, a Introbio è Mario Cerati e Piero Magni, comandante della Rosselli è il sestese Spartaco Cavallini, vice comandante il colichese Leopoldo Scalcini.

La speranza che la guerra dovesse presto fi nire si infrange nei primi giorni di ottobre, quando inizia un primo pesante rastrellamento che coinvolge tutta la Valsassina e le valli laterali.

Truppe della polizia tedesca e italiana, delle SS italiane, della scuola ufficiali della Gnr (Guardia Nazionale Repubblicana) di Bellano e della Gnr ferroviaria di Ballabio cercano di riprendere il controllo del territorio.

I loro obiettivi sono lo scompaginamento della formazione garibaldina, la razzia di uomini da spedire in Germania al lavoro forzato e terrorizzare la popolazione distruggendo i beni e requisendo bestiame e viveri.

L’INCENDIO DEGLI ALPEGGI IN VALVARRONE (Tratto dal libro “Vit de quai sort” di Antonio Bellati).

Una croce tra gli abeti – Non tutti i fascisti venuti da Chiarino erano andati al Poggio; una dozzi na di loro, passando da una baita all’altra, stavano incendiando tutto. (…)

Quando dopo una mezz’ora tutti quei galantuomini, riunitisi sulla strada dei Forni per il ritorno, volsero lo sguardo lassù, le case di Barconcelli non erano che un immenso falò. Quelle di Casarsa e Forni, ove avevano appena terminato lo stesso lavoro, cominciavano a bru ciare. (…) In quella sera tristemente memorabile, la vallata appariva come un gran lago di fumo, in un chiarore vermiglio.

Bepo – Quel giorno mi trovavo con diversi amici a la Basète, ma c’era gente dappertutto. Scende va un’acqua fi ne e gelida; proposi al Loie di andare al Sas da Rot in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti.

Nella baita trovammo un sach de farine, dò mascarp e un poo de beduul: polente e mascar-pe rostidel. Ne mangiammo a sazietà e ne portammo agli altri, ma eran tanti.

Loie – Io, ol Bepo, ol Serafi in di Funi, ol Carleto di Ciodaròi e ol Renzo da Sest restammo insie me e a sera salimmo verso la Croce di Chiarino a vardà gió – o sus-marie – gh ‘ere gió ol Forno tut im-piz e si sentivan colpi… Bruciavano anche Casarsa e Barconcelli. Scendemmo verso la Raal Vége, dove ol Facióon faceva il carbonaio, e ci rifugiammo nella baracca… Era notte e incominciava a piovere; pioveva sempre!

Anacleto – Quel mattino, dopo aver lasciato quel ferito in Casarsa, scappammo di nuovo anche noi sopra al Forno, verso ol Paseliin, e salendo vedevamo sull’altro versante i partigiani salire verso Barconscéi carichi di formaggio

Avevamo appena raggiunto il nostro rifugio nella valletta quando si udirono i primi colpi; spara vano dappertutto. I repubblichini, che erano venuti anche dal sentiero di Lòse, sparavano su Ca sarsa; ma su tutta la valle di Barconcelli sparavano anche da la Predace o da Mosniich, con la mitraglia e con i mortai, e si sentivano passare i colpi (…). Se avessero guardato dalla nostra parte ci avrebbero visto. Pioveva; ci sdraiammo impauriti. La sparatoria continuò per tutto il giorno.

Storia della 55° Brg. F.lli Rosselli

 

 

20 giugno 1944

TRE ALLA VOLTA – I MARTIRI DI FONDOTOCE

(le vittime dell’orrore e la ferocia nazifascista)

Nella piana di Fondotoce, nel tardo pomeriggio del 20 giugno 1944, quarantatré prigionieri furono portati davanti al plotone d’esecuzione. La crudeltà, la miseria umana, l’infamia e quanto di malvagio si possa immaginare sulle atrocità della guerra, vengono raffigurati in questo episodio drammatico della nostra storia.

La sorte dei prigionieri del rastrellamento della Val Grande

Non tutti i partigiani catturati durante il rastrellamento della Val Grande furono fucilati sul posto, a molti di loro fu riservata un’altra atroce fine ideata della macabra e sadica strategia del terrore messa in atto dai tedeschi insieme ai fascisti servili al padrone.

Il trasferimento

I prigionieri, ammassati sui camion, furono trasferiti in un primo momento nell’Asilo Infantile di Malesco e successivamente a Villa Caramora sede del comando SS. Le scene orribili commesse fra i muri delle cantine di questi luoghi furono di strema crudeltà. Le ricostruzioni e le testimonianze dell’avv. Emilio Liguori riportano l’orrore di quanto accade.[…] Penso che un branco di lupi famelici, quando capita in mezzo a un branco di pecore, usi verso le proprie vittime una ferocia meno accesa, meno sadica di quella dei soldati tedeschi verso i poveri partigiani…leggi la testimonianza…

Casa della Resistenza, Centro di Documentazione: Fondotoce – I testimoni

 La tragica marcia verso la morte

Nel primo pomeriggio del 20 giugno 1944, 43 persone vengono prelevati da un reparto delle SS; 42 uomini ed “una donna di grande coraggio” Cleonice Tomassetti.

«Se percuotendomi volete mortificare il mio corpo, è superfluo il farlo; esso è già annientato. Se invece volete uccidere il mio spirito, vi dico che è opera vana: quello non lo domerete mai»

Cleonice Tomassetti uccisa dalla barbarie nazifascista


Cleonice Tomassetti Dalle testimonianze dell’avv. Emilio Liguori

[…] Noto che tra i partigiani vi è una donna, di statura media, di colorito bruno, sui venticinque anni. Anche a costei non vengono risparmiati i maltrattamenti; anzi, sto per dire che la dose delle angherie sia nei suoi confronti maggiore. Mi pare che quando arriva il suo turno il nerbo si abbassi sulle sue spalle con maggior furore e più violenti sono i calci che la raggiungono da ogni parte. Eppure quella coraggiosa donna non solo incassa ogni colpo senza emettere un grido, ma, calma e serena, fa coraggio agli altri giovani, malconci da quella furia bestiale». leggi la testimonianza…

FondotoceI prigionieri con evidenti segni di violenza inflitta dalla furia bestiale degli “aguzzini”, vengono fatti attraversare a piedi i centri abitati del Verbano: Intra, Pallanza e Suna sino a Fondotoce. Dai racconti da chi ha vissuto quei drammatici momenti si comprende come la popolazione locale inorridita ed impotente fu testimone di quanto avvenne.

La fucilazione

Alle ore 18, dopo una marcia di tre ore, sul greto del canale, nel luogo dove oggi sorge il sacrario furono fucilati tre alla volta, mentre gli altri assistono attendendo la propria fine.

Nella notte uno dei partigiani, Carlo Suzzi, che non è morto ma è ferito in più parti, esce dal mucchio dei morti e fugge. In seguito, quando tornerà a combattere nella formazione Valdossola verrà soprannominato il “Quarantatre”.

Stralci della testimonianza di Carlo Suzzi “43” (sopravvissuto all’eccidio)

Carlo Suzzi (sopravvissuto all'eccidio)“In quei minuti mi pareva di sognare. Non credevo possibile che sarebbe toccato anche a me. Attendevo sempre un intervento esterno. Non sapevo quale. Mi vennero molti ricordi della mia vita, come in un film. Rapidamente ripensai a tutto. Pensai anche a quando ero bambino, poi a quando da ragazzino scappai da casa, fino a quando andai coi partigiani, ai grandi movimenti di entusiasmo dei primi risultati del nostro lavoro e alle vicende belle e brutte degli scontri. Pensai con rimpianto a mia madre, a mio padre in Germania e alla nonna che mi voleva tanto bene. Quei pensieri mi procurarono una grande sofferenza. Mi pareva di giudicare il mondo come dall’alto […]
FONTE: Casa della Resistenza, Centro di Documentazione: Fondotoce – I testimoni

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Casa della Resistenza, Centro di Documentazione Fondotoce 


Associazione Casa della Resistenza “Parco della Memoria e della Pace”: Eccidio di Fondotoce


  Anpi Comitato provinciale di Novara: MARCIA VERSO LA MORTE – Fondotoce, 20 giugno 1944

 

42 Martiri di FONDOTOCE, 17 Martiri di BAVENO

Programma 74° Anniversario dell’Eccidio

Da SABATO 16 GIUGNO a DOMENICA 17 GIUGNO 2018
“IL SENTIERO CHIOVINI” XXª edizione della Camminata a tappe lungo i sentieri dei partigiani in Val Grande nel giugno ’44. Organizzata dalla Cooperativa “Valgrande”
GIOVEDÌ 21 GIUGNO 2018
ore 18.00 – Madonna di Santino, S. Messa in ricordo di tutti i Caduti Partigiani nelle valli ore 21.00 – Casa della Resistenza, Biblioteca “Aldo Aniasi”. Presentazione del libro “SS Polizei. Ossola – Lago Maggiore 1943 – 1945” di Raphael Rues
VENERDÌ 22 GIUGNO 2018
ore 21.00 – Fondotoce, Casa della Resistenza. Concerto dell’Ente Musicale Verbania
SABATO 23 GIUGNO 2018 a VERBANIA
ore 21.30 – Intra, Villa Caramora. Partenza della fiaccolata commemorativa diretta al Sacrario di Fondotoce
ore 21.30 – Casa della Resistenza. In attesa della fiaccolata: presentazione del libro “Arialdo Catenazzi: un Partigiano si racconta” di Paola Giacoletti
ore 22.40 – Fondotoce, Parco della Memoria e della Pace. Arrivo della fiaccolata. Canti della Resistenza con il Coro Volante Cucciolo dell’ANPI di Verbania Sezione “Augusta Pavesi”
Facciamo appello alle associazioni sportive e non a partecipare con propri rappresentanti. Invitiamo altresì a seguire i tedofori anche in bicicletta. E’ previsto un servizio di accompagnamento ai ciclisti che rientrano organizzato dai Vigili Comunali. Ai podisti tedofori verrà offerta in omaggio una t-shirt tecnica a ricordo dell’evento
SABATO 23 GIUGNO 2018 a BAVENO:
ore 10.30 – Cimitero di Baveno Santa Messa al Sacrario dei 17 Martiri
ore 20.30 – Lungolago, Cippo dei 17 Martiri. Deposizione corona. Orazioni ufficiali delle Autorità con la partecipazione del Corpo Musicale di Baveno. Partenza della fiaccolata per Fondotoce
DOMENICA 24 GIUGNO 2018
ore 9.30 – Fondotoce S. Messa nella Chiesa Parrocchiale “Beata Vergine Addolorata”
ore 10.30 – Fondotoce, Piazza Adua. Partenza del corteo con l’accompagnamento dell’Ente Musicale Verbania
ore 10.45 – Parco della Memoria e della Pace. Arrivo del corteo al Sacrario. Saluto delle Autorità. Orazione Ufficiale di Carla Nespolo, Presidente Nazionale ANPI
ore 11.30 – Fondotoce, Casa della Resistenza. Al termine dell’Orazione Ufficiale Giuliana Sgrena presenta il libro “Novant’anni da Ribelle. La storia di Franco Sgrena.” Introduzione di Arianna Parsi
DOMENICA 1 LUGLIO 2018
ore 11.00 – a Pogallo. Commemorazione dei 18 Martiri di Pogallo

17 giugno 1944 – Giovanni Marafante

Giovanni Marafante
Il sacrificio di un ventenne, morto per la nostra libertà

Il rastrellamento della Val Grande rimarrà impresso nella memoria storica come uno dei più drammatici episodi della Resistenza al nazifascismo.
La terribile operazione ebbe inizio l’11 giugno 1944 e per una ventina di giorni, due battaglioni di SS coadiuvati da elementi di italiani della RSI diedero la caccia alle formazioni partigiane operanti sul territorio. La portata del rastrellamento fu atroce: incendi, saccheggi e fucilazioni non risparmiarono la popolazione civile.
La tragica ma valorosa fine del nostro giovane partigiano avvenne nel teatro di questo tragico episodio. Giovanni Marafante diede la propria vita in combattimento sui monti di questo vasto territorio alpino tra il Verbano e l’Ossola.

Un doveroso riconoscimento va alle popolazioni locali che, nonostante la cruda sofferenza inflitta dalla barbarie nazifascista, hanno saputo supportare con grande coraggio e sacrificio le formazioni partigiane insediate sui questi monti.

Val Grande ’44, Storia del rastrellamento
Documentario a cura di Stefano Cerutti

Approfondisci

Le pietre raccontano: MARAFANTE GIOVANNI

Associazione casa della Resistenza: Val Grande

Itinerari senza frontiere: I luoghi della resistenza

Domenica 25 Giugno 2017, la nostra sezione ha reso omaggio alla sua memoria

16 e 17 giugno 1944

il sacrificio dei compagni lissonesi: Chiusi, Somaschini, Erba e Parravicini

Nel ricordare il tragico episodio, la nostra sezione è vicina ai compagni lissonesi in questi giorni di commemorazione dei partigiani: Pierino Erba, Carlo Parravicini, Remo Chiusi e Mario Somaschini trucidati dalla ferocia nazifascista.
Un uomo muore solo quando più nessuno si ricorda di lui”

Lissone, Venerdì 16 giugno 1944
Da alcune ore i quattro partigiani lissonesi Remo Chiusi, Mario Somaschini, Pierino Erba e Carlo Parravicini, accusati dell’attentato in Corso Milano contro due militi fascisti (avvenuto in tarda serata di ieri), sono nelle mani dei nazifascisti: Erba e Parravicini sono presso la Casa del Fascio di Lissone (l’attuale Palazzo Terragni), Chiusi e Somaschini in Villa Reale a Monza.Nell’ora di uscita degli operai dal lavoro, gli altoparlanti chiamano a raccolta la popolazione in piazza Ettore Muti (l’attuale piazza della Libertà) per assistere ad uno spet­tacolo. La gela-tomba - Lissonente, ignara di quanto stava per accadere, si ferma e s’infittisce in una sospettosa attesa. Ad un certo punto, dalla scalinata della Casa del Fascio scendono due giovani quasi inca­paci di reggersi in piedi per le torture subite: sono Pierino Erba (di 28 anni) e Carlo Parravicini di anni 23. I due partigiani vengono messi davanti alla fontana e fucilati tra lo sgomento della popolazione… continua...

venerdì 17 giugno 2016 in Piazza Libertà  alle ore 17 l’ANPI di Lissone ricorda i quattro giovani partigiani lissonesi fucilati il 16 e 17 giugno 1944

Aprofondisci:

visita il sito dell’A.N.P.I. di LISSONE – Sezione “Emilio Diligenti”

15 giugno 1944

il sacrificio del partigiano Mario

Mario Cifola, staffetta di appena 21 anni, il 15 giugno 1944 venne catturato dai tedeschi nei pressi della chiesa della Madonna delle Grazie (Montottone), nel frattempo nella piazza del paese circa duecento abitanti – accusati di essere fiancheggiatori dei partigiani – rischiano di essere trucidati dalle mitragliatrici nemiche. Mario venne trascinato in piazza davanti alla folla e, inginocchiato insieme ad altri cinque persone: Leonida Palladino, Ottavio Sebastiani, Dante Sabbatini, Federico Storelli e Fernando Bozzi, attendono la loro fine. In quel momenifolato alcuni frati chiesero ed ottennero di poterli confessare prima di essere passati per le armi. I sei furono condotti nella dimora dei frati. Mario Cifola vidi, all’interno di una stanza al pianterreno, una porta non sorvegliata e tenta la fuga verso i campi. Ma la ingiusta sorte lo riporta di fronte ad altre truppe in perlustrazione che scaricano contro di lui una raffica di piombo.

Il suo tragico destino servì a placare le ire dei militari e rendere salvi gli abitanti di Montottone dall’imminente fucilazione.

  Approfondisci:
Atlante delle stragi naziste e fasciste: Episodio di Montottone,15.06.1944