Il “Giuramento di Mauthausen”

Il “Giuramento di Mauthausen”

Il 16 maggio 1945, in occasione del rimpatrio del primo contingente di deportati, quello sovietico, si tenne sul piazzale dell’appello una grande manifestazione antinazista, al termine della quale fu approvato il testo di questo appello, noto come il “Giuramento di Mauthausen”

«Si aprono le porte di uno dei campi peggiori e più insanguinati: quello di Mauthausen. Stiamo per ritornare nei nostri paesi liberati dal fascismo, sparsi in tutte le direzioni. I detenuti liberi, ancora ieri minacciati di morte dalle mani dei boia della bestia nazista, ringraziano dal più profondo del loro cuore per l’avvenuta liberazione le vittoriose nazioni alleate, e saluta no tutti i popoli con il grido della libertà riconquistata. La pluriennale permanenza nel campo ha rafforzato in noi la consapevolezza del valore della fratellanza tra i popoli.

«Fedeli a questi ideali giuriamo di continuare a combattere, solidali e uniti, contro l’imperialismo e contro l’istigazione tra i popoli. Così come con gli sforzi comuni di tutti i popoli il mondo ha saputo liberarsi dalla minaccia della prepotenza hitleriana, dobbiamo considerare la libertà conseguita con la lotta come un bene comune di tutti i popoli. La pace e la libertà sono garanti della felicità dei popoli, e la ricostruzione del mondo su nuove basi di giustizia sociale e nazionale è la sola via per la collaborazione pacifica tra stati e popoli. Dopo aver conseguito l’agognata nostra libertà e dopo che i nostri paesi sono riusciti a liberarsi con la lotta, vogliamo:

  • conservare nella nostra memoria la solidarietà internazionale del campo e trarne i dovuti insegnamenti;
  • percorrere una strada comune: quella della libertà indispensabile di tutti i popoli, del rispetto reciproco, della collaborazione nella grande opera di costruzione di un mondo nuovo, libero, giusto per tutti;

    “ricorderemo sempre quanti cruenti sacrifici la conquista di questo nuovo mondo è costata a tutte le nazioni.

«Nel ricordo del sangue versato da tutti i popoli, nel ricordo dei milioni di fratelli assassinati dal nazifascismo, giuriamo di non abbandonare mai questa strada. Vogliamo erigere il più bel monumento che si possa dedicare ai soldati caduti per la libertà sulle basi sicure della comunità internazionale: il mondo degli uomini liberi!

«Ci rivolgiamo al mondo intero, gridando: aiutateci in questa opera!

«Evviva la solidarietà internazionale!

«Evviva la libertà!»

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I DEPORTATI DI CINISELLO BALSAMO

I deportati di Cinisello Balsamo, nati o residenti al momento dell’arresto a Cinisello Balsamo, ad oggi risultano essere:

53 persone:

5 donne

48 uomini

al momento dell’arresto

24 alla Breda

11 alla Falck

9 alla Pirelli

3 alla Ercole Marelli

1 alla Magneti Marelli

1 all’Argenteria Broggi

1 era parrucchiere

3 non si conosce il dato

motivazioni dell’arresto e della deportazione:

38 furono arrestati a seguito degli scioperi

11 per attività antifascista

4 per ragioni non note.

La sorte dei deportati

33 furono i sopravvissuti

20 deceduti di cui:

2 morirono poco tempo dopo il ritorno in Italia a causa degli stenti e delle violenze subite e 18 non fecero ritorno dai Lager

2 morirono nel Lager di Mauthausen (Austria)

1 nel Lager di Ebensee (Austria)

2 nel Castello di Hartheim (Austria)

10 nel Lager di Gusen (Austria)

1 durante un bombardamento sul campo di Wien Schwechat (Austria)

1 morì nel campo di Kahla (Germania)

1 durante i combattimenti per la conquista di Berlino (Germania).

I nomi dei deportati sulle lapidi

13 deportati deceduti nei Lager, nell’ordine:

Vergani Giovanni (Gusen – 5 febbraio 1945)

Berna Cesare (Gusen – 22 aprile 1945)

Remigi Rodolfo (Gusen – 11 marzo 1945)

Galbiati Giuseppe (Gusen – 30 gennaio 1945)

Paravisi Giovanni (Gusen – 29 aprile 1945)

Guazzoni Alfredo (Kahla – 27 marzo 1945)

Oggioni Anselmo (Gusen – 12 marzo 1945)

Beretta Aldo (Gusen – 21 aprile 1945)

Barichella Attilio (Castello di Hartheim – 2 ottobre 1944)

Limonta Carlo, deceduto subito dopo il suo ritorno in Italia, (Milano – 20 luglio 1945)

Limonta Riviero detto Oliviero (Castello di Hartheim – 24 agosto 1944)

Villa Severino (Berlino – 29 aprile 1945)

Zaffoni Marcello (Wien Schwechat – 26 giugno 1944).

I nomi dei deportati che non compaiono sulle lapidii

Si tratta di 7 persone di cui 6 decedute nei campi di concentramento:

Berna Giuseppe (Mauthausen – 14 maggio 1945)

Ghezzi Edoardo (Gusen – 17 febbraio 1945)

Merati Ettore (Gusen – 22 aprile 1945)

Molteni Giuseppe (Gusen – 26 aprile 1945)

Ragazzo Giovanni (Mauthausen – 26 maggio 1944)

Sagripanti Vittorio (Ebensee – 30 gennaio 1945)

Cappelletti Ermanno, deceduto per TBC cinque anni dopo il suo ritorno in Italia, anni passati quasi totalmente in ospedali e sanatori, (Cinisello Balsamo – 20 gennaio 1950).

Approfondisci: LE PIETRE RACCONTANO / I DEPORTATI – sito del Comune di Cinisello Balsamo

2019 – Giorno della Memoria

Iniziative nelle scuole cittadine a cura di A.N.P.I. in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Educative del Comune di Cinisello Balsamo

Apri il programma rivolto alle classi delle scuole secondarie di secondo grado

Apri il rogramma rivolto alle classi terze delle scuole secondarie di primo grado

sabato 26 gennaio – ore 14.15

ritrovo parcheggio del Parco Nord, in via Clerici 150 Sesto San Giovanni

Manifestazione presso il Monumento al Deportato

mercoledì 30 gennaio – ore 21.00

Auditorium del Centro culturale Il Pertini, piazza Confalonieri 3, Cinisello Balsamo.

Incontro: Dalla negazione all’affermazione dei diritti umaniDalle leggi razziali alla deportazione, alla proclamazione dei diritti inalienabili nella Costituzione italiana e nella Dichiarazione universale dell’Onu.

Verrà proiettato il film-documentario “1938. Diversidi Giorgio Treves, Italia, 2018, presentato al Festival di Venezia dove ha ottenuto una menzione speciale;

interverrà il Professor Carlo Smuraglia, Presidente Emerito ANPI Nazionale

Sarà presente Giuseppe Valota, Presidente ANED sezione Sesto San Giovanni e Monza

 

1938 – Diversi (2018) – Trailer Ufficiale

l’ANPI Provinciale di Milano con l’ANPI Scala, in collaborazione con l’Associazione Figli della Shoah ha promosso MARTEDÌ 22 GENNAIO 2019 ALLE ORE 10, 30 una iniziativa per il Giorno della Memoria al Teatro alla Scala di Milano.

L’iniziativa avrà il seguente svolgimento:
saluti di:

Roberto CENATI, Presidente ANPI Provinciale di Milano
Daniela TEDESCHI, Vicepresidente Associazione Figli della Shoah.

Introduce: Enrico MENTANA

Testimonianza di: Liliana SEGRE.

 Per partecipare occorre prenotarsi obbligatoriamente, il più presto possibile, al sito: www.figlidellashoah.org, come da indicazioni nell‘invito allegato.
Ogni prenotazione è valida per una sola persona.
A prenotazione avvenuta vi arriverà in automatico la conferma con le indicazioni per il ritiro dei biglietti.
Per informazioni scrivere alla mail:
testimonianzalilianasegre@figlidellashoah.org

2018 – Giorno della Memoria

Sabato 27 gennaio – ore 14.15 – Parco Nord, parcheggio consortile di via Clerici

MANIFESTAZIONE AL MONUMENTO AL DEPORTATO

Domenica 28 gennaio – ore 16.00
Auditorium Centro culturale Il Pertini – piazza Confalonieri 3 – Cinisello Balsamo

500 anni di Riforma Protestante e 50 anni del Centro Culturale Lombardini
JACOPO LOMBARDINI, UN MAESTRO DI LIBERTÀ

POSA DI UNA PIETRA D’INCIAMPO ALLA MEMORIA DEL DEPORTATO GIUSEPPE BERNA
Venerdì 19 gennaio – ore 17.30 – via Hermada 4 – Milano, davanti all’entrata della sua abitazione, da dove fu deportato.

Giuseppe Berna, nato nel 1903 a Balsamo, la notte dell’11 marzo 1944 fu arrestato davanti a casa sua, a Milano, per aver partecipato allo sciopero nelle fabbriche iniziato l’1 marzo. Incarcerato a San Vittore, fu deportato a Mauthausen il 20 marzo. Come operaio specializzato fu impiegato a Gusen, Wien Schwechat e Wien Floridsdorf; venne quindi trasferito nuovamente a Mauthausen dove, il 10 maggio 1945, morì per stenti, pur riuscendo a vedere la liberazione del campo.

SEMINARIO SULLA RAPPRESENTAZIONE MUSEOGRAFICA ITALIANA ED EUROPEA

LE CASE DELLA MEMORIA PARTIGIANA
SEMINARIO SULLA RAPPRESENTAZIONE MUSEOGRAFICA ITALIANA ED EUROPEA
Milano, Casa della Memoria, via Federico Confalonieri 14
Venerdì 30 novembre dalle 14.30 – Sabato 1° dicembre dalle 9.30

Venerdì 30 novembre dalle 14.30, I sessione: i Musei della Resistenza in Italia
Introduce Carla Nespolo – Presidente nazionale dell’Anpi

Albertina Soliani
Presidente dell’Istituto Cervi di Gattatico

Guido Vaglio
Direttore del Museo diffuso della Resistenza di Torino

Massimo Dadà
Presidente del Museo audiovisivo della Resistenza di Fosdinovo

Mirco Carrattieri
Direttore del Museo della Repubblica di Montefiorino e della Resistenza italiana

Marzia Luppi
Direttore del Museo del deportato di Carpi

Cleofe Filippi
Presidente della Rete “Paesaggi della Memoria”

Discussant Claudio Silingardi
Direttore generale dell’Istituto nazionale “Ferruccio Parri”

Sabato 1° dicembre dalle 9.30, II sessione: i Musei della Resistenza in Europa

Liesbeth Van der Horst
Direttrice del Verzetsmuseum – Amsterdam

Monika Kokalj Kočevar
Responsabile per la II Guerra mondiale Muzej novejše zgodovine Slovenije – Ljubljana

Henrik Lundbak
Curatore del Frihedsmuseet – Copenaghen

Massimo Carcione
Presidente del Centro di documentazione della Benedicta (I Musei del Vercors)

Philip Cooke
Coordinatore della rete ResNet

Joanna Lang
Muzeum Powstania Warszawskiego

Discussant Paola Boccalatte
museologa

Conclude Paolo Pezzino
Presidente dell‘Istituto Nazionale “Ferruccio Parri”

L’ANPI e le celebrazioni del IV Novembre

Domenica 4 novembre nel nostro Paese ricorre il centenario della fine della prima guerra mondiale.

In quella data, un secolo fa, aveva termine un conflitto che, nelle intenzioni di chi in Italia lo aveva voluto, doveva concludere il nostro Risorgimento e portare a compimento l’unità nazionale. Effettivamente per la prima volta centinaia di migliaia di giovani (furono circa 6 milioni i richiamati su una popolazione di 36 milioni) provenienti da tutte le regioni italiane si trovarono fianco a fianco nelle trincee a condividere nel fango, nel sangue, nella paura, esperienze che ne avrebbero segnato indelebilmente l’esistenza, se fossero sopravvissuti a quell’immane massacro. Contemporaneamente nelle campagne e nelle città le loro famiglie conobbero l’angoscia dell’attesa e il dolore della perdita e nello stesso tempo le donne e spesso anche i bambini dovettero sostituirli nei lavori dei campi e delle fabbriche, mentre il loro tenore di vita già precario peggiorava ulteriormente.

Il 4 novembre 1918 quell’unità tanto auspicata era stata finalmente raggiunta, però nel celebrarla non dobbiamo dimenticare quello che è costata a tutto il Paese e anche alla nostra piccola comunità:

Italia

Soldati morti:

780.000 di cui: 406.000 per cause belliche, 274.000 per malattia, 100.000 nei campi di prigionia stranieri (600.000 furono i soldati catturati dal nemico).

Non si conosce il numero esatto dei soldati fucilati nel corso delle azioni, per processi anche sommari a seguito di diserzioni, ferite autoinflitte, disobbedienza, disfattismo, etc. Il loro numero è imprecisato e assolutamente sottostimato, ma nelle fonti ufficiali è fissato a circa un migliaio, mentre in quelle non ufficiali è stimato in alcune decine di migliaia.

Soldati feriti:

950.000 – 1.050.000

Soldati ammalati:

2.500.000

Soldati invalidi:

462.800 – 463.000 a causa di ferite o di malattie, secondo i dati militari. Tuttavia Corrado Tumiati, medico e psichiatra nella Grande Guerra, denuncia ben 1.300.000 militari e civili «minati, irrimediabilmente devastati nel fisico e nella mente».

Civili morti:
500.000 – 1.000.000 Il computo dei civili morti per cause belliche e per cause determinate dalla guerra, come malnutrizione e malattie, è ad oggi tutt’altro che definito. Inoltre negli ultimi mesi di guerra civili e militari furono colpiti dall’epidemia “spagnola”, la quale imperversò e falcidiò la popolazione non solo italiana fino al 1919. Ugualmente, il numero dei feriti e degli ammalati non è stato attendibilmente e univocamente stabilito.

Cinisello Balsamo

Su una popolazione che, al momento del censimento del 1911, nei due paesi di Balsamo e Cinisello contava in totale 7350 abitanti, i dati reperibili sono i seguenti:

Soldati morti (come risulta dalle lapidi):

108 (88 per ferite o malattia). Tra di loro i dispersi o coloro di cui non si ebbe notizia della morte furono 20.

Tra questi militari 77 perirono sul fronte italiano, gli altri in Austria, Ungheria, Slovenia, Libia.

Soldati prigionieri:

81 (da un elenco del 1918 in cui risulta che 23 erano stati catturati prima della rotta di Caporetto e 43 dopo, mentre dei restanti manca il riferimento).

Per quanto riguarda la popolazione civile mancano i dati; tuttavia nel 1915 crebbe fortemente la mortalità infantile nel primo anno di vita e, tra i bambini più grandi, l’abbandono scolastico divenne assai frequente. Nello stesso tempo le richieste delle famiglie al Comitato di Assistenza testimoniavano un generale peggioramento dell’alimentazione e delle condizioni di vita.

Nel 2015, in occasione del centenario dell’entrata in guerra dell’Italia, moltissime furono le iniziative organizzate dall’Amministrazione comunale e da molte realtà associative del territorio per ricordare il sacrificio di tante persone e in particolare dei nostri concittadini.

Anche quest’anno, proprio per onorare i tanti morti e non dimenticare le sofferenze quasi inimmaginabili che la Grande Guerra ha prodotto, chiediamo ai nostri iscritti di partecipare alle celebrazioni cittadine del IV novembre, perché quei giovani, la cui vita venne sacrificata, ricevano da noi almeno questo piccolo tributo di umana pietà.

Nello stesso tempo vogliamo ricordare che la nostra Carta costituzionale, nata settant’anni fa dopo un altro sanguinoso conflitto, all’articolo 11 dichiara in modo perentorio che “l’Italia ripudia la guerra”, affinché in nessuna forma il nostro Paese sia più coinvolto in un altro conflitto armato.

IL DIRETTIVO

2018 – ERNA 1943. RACCONTO PARTIGIANO

Spettacolo teatrale con Carlo Decio

Musiche: Luca Pedeferri

Testo di Simone G. Colombo, Shantala Faccinetto, Davide Franceschini.

Una storia di guerra, di vite spezzate, di gioia e speranza.

Una storia di prati, di boschi, di città e paesi.

Una storia di fiori nascosti tra le pietre lungo un sentiero di montagna.

Una storia di nomi dimenticati e di volti di cui abbiamo perso memoria.

Una storia di uomini e di donne che hanno saputo dire NO.

Un racconto partigiano.

CIRCOLO LIBERO PENSIERO

Via Isidoro Calloni n°14, Lecco

sabato 20 ottobre 2018 – ORE 11:00

30€ VINO&TAGLIERE+SPETTACOLO+PRANZO

prenotazione obbligatoria entro giovedì 18 ottobre 2018

Organizzato da Associazione Dinamo Culturale

Con la partecipazione di ANPI provinciale di Lecco

Con il contributo di Fondazione Comunitaria del Lecchese onlus

 

Info e prenotazioni:

3406199028

erna1943spettacolo@gmail.com

facebook.com/DinamoCulturale/