5. Lo scontro tra Iran e Arabia Saudita

L’epicentro dello scontro è il Golfo. Persico per l’Iran, Arabico per l’Arabia Saudita. Teheran e Riyad, i grandi duellanti al centro della scacchiera. La centralità del Golfo deriva dal suo tesoro energetico e finanziario. Il baricentro geoenergetico del pianeta starà pure slittando verso le Americhe, l’Africa e l’Asia, ma i paesi del Golfo detengono ancora il 48% delle riserve globali di petrolio e il 43% di quelle di gas.
Nella lettura corrente la rivalità irano-saudita configura due schieramenti regionali. Alla sfera di Teheran sono attribuiti i regimi iracheno e siriano, lo hezbollah libanese, Hamas in campo palestinese. Nel campo saudita troviamo Kuwait e Bahrein, insieme agli Emirati Arabi e l’Omam. Con il Qatar formano il Consiglio per la Cooperazione del Golfo. Ad essi si aggiunge il nuovo Egitto del generale Al Sisi.
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6. Guerra all’interno del mondo islamico

Nella complessa e preoccupante situazione internazionale, l’effetto più devastante è rappresentato dalla paura dell’Islam. E cioè dalla convinzione che la religione musulmana, forte di un miliardo e mezzo di fedeli, ci abbia dichiarato guerra. Mondo islamico contro occidente. Ma questa convinzione ha un difetto: non si fonda su dati di realtà. Il mondo islamico non esiste perchè dalla morte di Maometto in avanti i musulmani non hanno più una sola guida. Diversi mondi musulmani sono oggi in competizione quando non in guerra tra loro, assai più che contro di noi.
La guerra principale è all’interno del mondo islamico. Se la descriviamo come uno scontro di civiltà, facciamo il gioco degli integralisti. Invece è importante che lo schieramento contro il terrorismo sia il più ampio possibile e coinvolga un fronte molto ampio di Paesi islamici. Fondamentale poi è isolare i terroristi dalle migliaia di cittadini musulmani che vivono nelle nostre città e svolgono lavori che molto spesso gli italiani rifiutano.

7. Ruolo dell’intelligence europea

Occorre affinare gli strumenti di prevenzione e repressione, dotando intelligence e polizie occidentali dei mezzi materiali indispensabili a fare il proprio mestiere.
E’ più che mai necessaria la creazione di un’agenzia di intelligence dell’Unione europa, o comunque la realizzazione di uno stretto coordinamento delle agenzie nazionali. E invece, proprie le vicende di Parigi e di Bruxelles hanno dimostrato la scarsità del semplice scambio di dati fra due paesi geograficamente vicini come Belgio e Francia. Anche in questo caso si fa drammaticamente sentire l’assenza della unità politica dell’Europa. Se l’Europa fosse un unico stato sarebbe dotata di un unico sistema di intelligence.  

8. Le alleanze internazionali

Al di là di questa fondamentale problematica va fatta una considerazione di ordine geopolitico che parte dalla constatazione di un apparente paradosso. Nei conflitti africani e mediorientali noi ci siamo schierati con i regimi arabi sunniti che alimentano il jihadismo, a partire dall’Arabia Saudita. Siamo inoltre alleati della Turchia che combatte i curdi impegnati nella lotta contro l’Isis. Ci dedichiamo contemporaneamente allo scontro con la Russia, che a sua volta è in guerra permanente con i terroristi nel Caucaso, alcuni dei quali sono accorsi ad ingrossare le file dell’Isis.
Nel corso degli ultimi mesi il quadro internazionale è però in movimento. La sequenza che parte dalla graduale riabilitazione dell’Iran attraverso l’accordo con le maggiori potenze sul nucleare, all’intervento russo in Siria, alle stragi di Parigi e a Bruxelles, scompiglia lo scenario già caotico degli allineamenti nel contesto mediorientale. Così gli Stati Uniti rinunciano a prendere subito lo scalpo di al-Asad e dialogano tanto con gli iraniani quanto con i russi, sempre tenendosi, per quanto possibile, lontano dalla mischia. Persino la Francia riscopre russi e persiani quali nemici dell’Isis. E ai suoi vertici cominciano a circolare dubbi sull’affidabilità dell’Arabia Saudita di cui si scoprono le affinità ideologiche con lo Stato islamico e i finanziamenti alle casse del califfo.
Dobbiamo infine sfuggire all’ingranaggio della paura che ci attanaglia dopo gli attacchi jihadisti e a scambiare i migranti per orde nemiche che starebbero invadendo l’Italia, tra le cui pieghe si infiltrerebbero squadre di attentatori. Sul meccanismo della paura fa leva la Lega di Salvini, che individua, come è già avvenuto nel corso del Novecento, un nemico esterno su cui scaricare tutte le responsabilità e le frustrazioni. e alimenta spinte xenofobe e razziste nel nostro Paese.

9. Radicalizzazione dell’Islam e islamizzazione del radicalismo

I terroristi che fanno attentati in Europa, secondo alcuni, hanno una conoscenza superficiale del Corano e delle tradizioni islamiche. Gli attentatori coinvolti nei recenti attacchi a Parigi sono militanti francesi e belgi, dei quali alcuni di ritorno dalla Siria e dall’Iraq. Una massa di quasi duemila combattenti addestrati e temprati ad ogni ferocia. Non è l’Islam, secondo alcuni la ragione profonda che convince i ragazzi francesi o belgi a impugnare le armi per condurre la guerra santa. Loro avevano già deciso di contrapporsi al sistema dominante, alla società contemporanea. Il loro rifiuto dei valori, il nichilismo nasce al di là di qualsiasi motivazione religiosa, anzi, proprio in contrapposizione con l’Islam tradizionale delle generazioni che li hanno preceduti. Il sogno della rivoluzione proletaria è finito, l’unica causa radicale sul mercato delle idee, o almeno la più potente e seducente è lo jihadismo. In una formula, quello a cui stiamo assistendo non è soltanto la radicalizzazione dell’Islam, ma l’islamizzazione del radicalismo.

10, Virus nazionalista in Europa

Il vecchio continente è attraversato da tendenze autoritarie, da movimenti populisti, neofascisti e neonazisti strettamente connessi all’aggravarsi della crisi depressiva che ha investito il nostro continente. Antiche ossessioni che pensavamo di esserci lasciati alle spalle sulla “purezza del sangue” e della “razza” sembrano tornare a galla.   L’ideologia nazista che sembrava sconfitta dalla storia torna a farsi strada in modo prepotente. Populismo, nazionalismo, e neonazismo tendono sempre più ad accavallarsi e sovrapporsi, mescolandosi l’uno nell’altro. In Europa siamo in presenza di Paesi che stanno assumendo sempre più connotati autoritari, se non addirittura totalitari, come l’Ungheria di Orbàn o la Polonia.
Il nazionalismo, all’origine della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, condannato da Altiero Spinelli, sta riemergendo con estrema pericolosità in Europa.

11. Nato e tensioni con la Russia

L‘Europa sta attraversando una fase di pericolosissima tensione nei rapporti tra Russia e Nato che ha rafforzato la sua presenza militare nel Baltico. Drammatica è anche la situazione determinatasi in Ucraina, dilaniata da un sanguinoso conflitto, in cui stanno riemergendo forze dichiaratamente naziste, antisemite e ultranazionaliste   addirittura presenti nel governo ucraino. Siamo di fronte alla più grave crisi europea, anche rispetto a quella già drammatica del Kosovo, perchè stavolta, sono, fra l’altro, in gioco gli interessi diretti della Russia che considera strategica, sotto il profilo geopolitico l’Ucraina. Il grande progetto di Putin è infatti l’Unione euroasiatica, di cui l’Ucraina dovrebbe essere la più importante sponda europea.