Ardemia ORIANI – Vice Presidente ANPI Provinciale Milano

DISCORSO DI ARDEMIA ORIANI
Vice Presidente ANPI Provinciale Milano

Oggi celebriamo il 74° anniversario della liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale lanciava la parola d’ordine dell’insurrezione.
Milano e le altre grandi città del Nord sconfiggevano i fascisti e i nazisti, mentre le truppe alleate risalivano l’Italia.

Il nostro Paese riconquistava la libertà e la democrazia, dopo più di venti anni di dittatura che aveva condotto l’Italia alla rovina e l’aveva fatta entrare in guerra a fianco della Germania nazista.

“Una dittatura che aveva varato le leggi razziali, relegato le donne in una posizione subalterna, destinate ad essere unicamente fattrici di figli, utili al regime per mandarli alla guerra”.

“Una dittatura che aveva soppresso la libertà di stampa, il Parlamento, i Partiti, i Sindacati”.

Oggi qualcuno parla di fascismo buono, tende a recuperare la sua ideologia come ideologia positiva.
Oggi qualcuno tenta perfino di negare l’olocausto, festeggia il compleanno di Hitler, manifesta al Campo 10 con tanto di saluto romano per ricordare i fascisti, i torturatori, i repubblichini.
Noi sappiamo che il fascismo non è stato buono. Sappiamo che oltre a sopprimere la libertà si è reso responsabile di imprigionamenti, di torture, di omicidi e di attiva collaborazione con i nazisti nelle deportazioni nei campi di concentramento e di sterminio.
Più di diecimila erano i campi di concentramento in Europa e più di quaranta solo in Italia. Nei campi di concentramento e di sterminio venivano portati gli oppositori politici, gli operai e le operaie “colpevoli” di aver scioperato, gli ebrei, i rom, tutti coloro che erano considerati diversi.

La libertà di cui oggi godiamo, la Costituzione, i diritti, sono frutto della Resistenza, della lotta partigiana.
Una lotta unitaria, fatta dai tanti giovani che si sono opposti al fascismo e che sono andati sulle montagne, ma anche da tanti uomini e donne che nella quotidianità hanno lottato nelle città, dagli operai e dalle operarie che nel 1943 e nel 1944 hanno scioperato nelle fabbriche per il pane, la pace, la democrazia.

Gli scioperi del marzo 1943 e quelli più imponenti del 1944 costituirono, infatti, la prima grande ribellione di massa al fascismo e al nazismo.
Più di un milione di operai e di operaie hanno partecipato a quegli scioperi. La più grande manifestazione di massa in Europa sotto il dominio nazista.
La repressione fu durissima. Molti lavoratori e lavoratrici furono deportati, assieme agli oppositori politici nel Campo di sterminio di Mauthausen e Gusen. Migliaia solo da Milano e dall’hinterland. Pochi sono sopravvissuti e hanno fatto ritorno.

Ai morti nei campi di sterminio dedichiamo da alcuni anni le pietre d’inciampo che vengono poste davanti alla abitazione in cui vivevano, affinché il loro sacrificio non sia dimenticato e la loro storia dispersa.

Noi dobbiamo molto, moltissimo a tutti coloro che hanno lottato per garantirci libertà, pace, democrazia.
Dobbiamo molto alla Resistenza, che non è stata la ribellione di pochi, ma un grande movimento popolare che aveva deciso di opporsi al nazifascimo.
Il prezzo di coloro che si opposero al fascismo è stato altissimo. Decine di migliaia di partigiani uccisi, feroci rappresaglie contro la popolazione civile che sosteneva il movimento di liberazione, trentamila lavoratori e lavoratrici deportate, eccidi come quello di Cefalonia di soldati che si rifiutavano di consegnarsi ai tedeschi, seicentomila militari internati in Germania, l’olocausto.

Ecco perché è importante ricordare il costo della libertà e della democrazia. Per non dimenticare, ma anche per essere consapevoli che la pace, la libertà, la democrazia non è data per sempre, va difesa e ampliata.

Senza la Resistenza non avremmo avuto la Repubblica, ne la Costituzione, ne un periodo così lungo di pace e di democrazia.

Oggi siamo di fronte ad uno scenario nuovo, complesso, per alcuni aspetti inedito.
Una crisi economica, politica e sociale in Italia ed in Europa senza precedenti. Una crisi da cui si può uscire con uno sviluppo positivo della democrazia, ma anche una crisi che può evolversi in una involuzione democratica.
I segnali ci sono in Italia ed in Europa, dove si affacciano anche nella Istituzioni forze che si dichiarano apertamente neofasciste.

L’Europa pensata dai confinati di Ventotene come Europa libera e democratica, dei diritti e delle opportunità è oggi attraversata da una crescente e violenta deriva razzista, xenofoba e antisemita.
In Italia e in particolare a Milano, città medaglia d’oro della Resistenza, si ripetono con sempre maggiore frequenza manifestazioni di movimenti neofascisti e neonazisti.
Movimenti che diffondono il virus della violenza, della discriminazione, dell’odio verso chi viene ritenuto diverso.
Ciò non è tollerabile. Non è tollerabile che a più ottant’anni distanza da uno dei più odiosi provvedimenti del fascismo, le leggi razziali del 1938, si reinseriscano nella nostra società idee di odio, di rancore, di supremazia delle razze.

Noi ricordiamo che la Resistenza lottò contro tutto questo.

partigiani, le partigiane, gli operai, le operaie, i gruppi di difesa della donna nati proprio a Milano, tutti coloro che lottarono contro il fascismo e il nazismo, lottarono contro la violenza, l’odio e la sopraffazione.
Lottarono per la pace, la libertà e la democrazia.
Pace, libertà, democrazia che noi abbiamo la fortuna di vivere oggi, grazie al loro sacrificio.

L’ANPI, l’ANED, la FIAP, tutte le Associazioni partigiane e della deportazione impegnano oggi le Istituzioni e le forze politiche, affinchè lo Stato, il Parlamento manifesti pienamente la sua natura antifascista in ogni sua articolazione, impegnandosi sul terreno della memoria e sul pieno rispetto ed applicazione della Costituzione democratica nata dalla Resistenza.

Alla vigilia dell’importante appuntamento delle elezioni europee, mettiamo al centro della riflessione e degli obiettivi dell’Italia e dell’Europa i valori della democrazia fondata sulla rappresentanza, sulla partecipazione, sul rispetto della persona umana, sull’accoglienza, sull’affermazione piena della legalità e sul rifiuto alla violenza.

Per tutto ciò hanno lottato i combattenti italiani e europei per la libertà.

Per tutto ciò chi ha a cuore la democrazia lotta anche oggi. Per costruire la speranza di un futuro sociale migliore in un’Italia libera e democratica, e in un Europa unita nei valori della pace, dell’antifascismo e della solidarietà.

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