PELLIZZARO GIOVANNI

Nasce il 28 agosto 1926 a Selva di Trissino, provincia di Vicenza. Primogenito di 4 fratelli frequenta la scuola elementare fino alla classe seconda, poi inizia a lavorare nei campi per aiutare la famiglia indigente.

Dopo la nascita nel 1943 della Repubblica di Salò, si formano le Brigate Nere. Nel maggio del 1944 decide di arruolarsi nelle Brigate Partigiane, sul monte Faldo. Il comandante Ermenigildo gli consegna un fucile, due caricatori e 2 bombe a mano, oltre al tesserino di riconoscimento (matricola 980) e gli viene assegnato il nome di battaglia “Terrore”. La Brigata di cui fa parte è la Caremi. I compiti da partigiano consistono in azioni di disturbo contro le Brigate nere e armate tedesche, come tendere imboscate, assalti alle loro caserme, sabotaggio di ponti. Di tanto in tanto capita di affrontare i rastrellamenti, fortunatamente sempre contenuti senza gravi perdite. Ma nel settembre del 1944 la brigata Caremi deve affrontare un rastrellamento in grande stile. Durante il combattimento Giovanni termina i caricatori, decide quindi di lanciare una bomba a mano contro i nemici, ciò gli consente di aprirsi una via di fuga e allontanarsi. Così riesce a salvarsi in quel combattimento, che costa alla Brigata Caremi la perdita di 64 partigiani. Tutto questo provoca il disfacimento della Brigata stessa. I partigiani che si sono salvati si disperdono e tentano di avvicinarsi alle proprie case, nascondendosi nei boschi di giorno, dormendo nelle stalle e fienili di notte.

Proprio in uno di quei giorni che Giovanni si trova da sbandato in un bosco vede avvicinarsi il suo comandante Aquila Nera, il quale abitava anche lui in quella zona. Giovanni e Aquila Nera parlano molto, soprattutto delle gravi perdite della Brigata Caremi. Aquila Nera, sapendo che la famiglia di Giovanni è povera, gli consegna dei soldi e lo informa che deve recarsi a Milano, per riferire al Comitato dell’Alta Italia. Aquila Nera gli promette che si incontreranno di nuovo una volta che sarà tornato da Milano, ma purtroppo il comandante partigiano, sul treno di ritorno da Milano, viene riconosciuto dai fascisti. Aquila Nera, per salvarsi, salta dal treno in corsa, spezzandosi una gamba. Impossibilitato a fuggire viene catturato dai fascisti che lo portano a Schio e lo fucilano. Giovanni, venuto a conoscenza di questo fatto, capisce che la sua avventura da partigiano è finita. Mentre ancora vive in clandestinità Giovanni incontra un suo vicino di casa che lavora a Cogne, tornato, come raramente fa durante l’anno, per incontrare la sua famiglia. Giovanni gli chiede se è possibile trovare per lui lavoro a Cogne. Il suo vicino di casa è il giardiniere del proprietario di una miniera di nichel, e assicura a Giovanni di potergli garantire un posto di lavoro. Giovanni si reca a Cogne, incontra l’ingegnere della miniera di nichel, che lo assume garantendogli tutti i confort, come l’alloggio, il refettorio, la lavanderia per gli operai. Giovanni rimane a Cogne fino alla chiamata alle armi nel Corpo degli Alpini, avvenuta a settembre del 1947. Mentre svolge il servizio militare il padre di Giovanni si trasferisce in Belgio in cerca di fortuna, a lavorare in una miniera di carbone. Dopo 3 mesi tutta la sua famiglia si trasferisce in Belgio. Così, Giovanni, assolti gli obblighi di leva, raggiunge i familiari e inizia anche lui a lavorare come minatore all’estero. Dopo 18 mesi, tramite un compaesano che faceva il muratore a Cusano Milanino, riesce ad ottenere un colloquio con il Capo Cantiere, che lo assume. Giovanni quindi prende residenza a Cinisello Balsamo, si sposa con Maria e un anno dopo nasce la figlia Renata.

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