8. Le alleanze internazionali

Al di là di questa fondamentale problematica va fatta una considerazione di ordine geopolitico che parte dalla constatazione di un apparente paradosso. Nei conflitti africani e mediorientali noi ci siamo schierati con i regimi arabi sunniti che alimentano il jihadismo, a partire dall’Arabia Saudita. Siamo inoltre alleati della Turchia che combatte i curdi impegnati nella lotta contro l’Isis. Ci dedichiamo contemporaneamente allo scontro con la Russia, che a sua volta è in guerra permanente con i terroristi nel Caucaso, alcuni dei quali sono accorsi ad ingrossare le file dell’Isis.
Nel corso degli ultimi mesi il quadro internazionale è però in movimento. La sequenza che parte dalla graduale riabilitazione dell’Iran attraverso l’accordo con le maggiori potenze sul nucleare, all’intervento russo in Siria, alle stragi di Parigi e a Bruxelles, scompiglia lo scenario già caotico degli allineamenti nel contesto mediorientale. Così gli Stati Uniti rinunciano a prendere subito lo scalpo di al-Asad e dialogano tanto con gli iraniani quanto con i russi, sempre tenendosi, per quanto possibile, lontano dalla mischia. Persino la Francia riscopre russi e persiani quali nemici dell’Isis. E ai suoi vertici cominciano a circolare dubbi sull’affidabilità dell’Arabia Saudita di cui si scoprono le affinità ideologiche con lo Stato islamico e i finanziamenti alle casse del califfo.
Dobbiamo infine sfuggire all’ingranaggio della paura che ci attanaglia dopo gli attacchi jihadisti e a scambiare i migranti per orde nemiche che starebbero invadendo l’Italia, tra le cui pieghe si infiltrerebbero squadre di attentatori. Sul meccanismo della paura fa leva la Lega di Salvini, che individua, come è già avvenuto nel corso del Novecento, un nemico esterno su cui scaricare tutte le responsabilità e le frustrazioni. e alimenta spinte xenofobe e razziste nel nostro Paese.
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