34. Impegno antifascista a Milano e nei Comuni della Città metropolitana

Un Paese che ha subito più di vent’anni di dittatura dovrebbe essere profondamente antifascista. E tale è l’indirizzo complessivo della nostra Carta Costituzionale. Ma non è così. Nel corso dei mesi appena trascorsi si sono intensificati nel nostro Paese, a Milano e nella nostra Regione pericolosi  rigurgiti neofascisti, xenofobi e razzisti.
A Castano Primo si è svolto, nel settembre del 2015, nonostante il divieto del Sindaco e del Prefetto di Milano il Festival Nazionale di Casa Pound, i cui militanti si definiscono fascisti del terzo millennio, mentre negli stessi giorni di settembre aveva luogo a Cantù, per il terzo anno consecutivo, con il nulla osta dell’Amministrazione Comunale, l’iniziativa di Forza Nuova. Il 24 gennaio 2016 si è svolto un convegno europeo dell’estrema destra in un albergo di Corso Europa. Nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2016 è stato completamente distrutta una delle targhe intitolate al  Parco della Resistenza, inaugurato tre anni fa,  dedicato ai Martiri di Via Tibaldi.
Contro le numerosissime iniziative che si contrappongono ai principi della Costituzione repubblicana e alle leggi Scelba e Mancino si è sviluppata la mobilitazione promossa dall’ANPI e dal Comitato Permanente Antifascista. Abbiamo agito a vari livelli: comunicati stampa, presidi, richiami alle istituzioni e alle pubbliche autorità, con esposti al Questore e al Prefetto. Per ben due volte l’ANPI è stata invitata alla riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica convocata in Prefettura. Questo è sicuramente un significativo riconoscimento del ruolo che svolgiamo a Milano e nei comuni della città metropolitana.
Le iniziative da noi intraprese nei confronti delle istituzioni e delle pubbliche autorità non sono state senza sbocco.
Un’importante sentenza è stata emessa il 19 novembre 2015 dalla V Sezione del Tribunale di Milano che ha condannato per la manifestazione del 29 aprile 2013, nella quale ogni anno si ricordano Ramelli, Pedenovi e Borsani, 16 neofascisti a un mese di reclusione, richiamando l’articolo 5 della legge Scelba per avere compiuto manifestazioni usuali del disciolto partito fascista e ha riconosciuto un indennizzo all’ANPI Nazionale che si è costituita parte civile.
Nella motivazione della sentenza si legge: “Il reato di manifestazioni fasciste, anche se non può configurarsi giuridicamente come istigazione a riorganizzare il partito fascista, ne rappresenta indubbiamente gli atti prodromici necessari affinchè tale riorganizzazione possa avere luogo, proprio perchè senza tali manifestazioni, tendenti a persuadere i cittadini dell’opportunità politica di restaurare il fascismo, nessuna attività di riorganizzazione avrebbe luogo. Tali manifestazioni si esplicano proprio nell’esaltazione costante del modello storico proposto all’ammirazione ed all’imitazione di potenziali nuovi adepti.” Nella motivazione si richiama la sentenza n. 35577/2014 della Corte di Cassazione in cui si sostiene che “le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista vengono a rilievo in quanto realizzate durante pubbliche riunioni e, pertanto, possiedono idoneità lesiva per la tutela dell’ordinamento democratico.” 
“Quanto alla qualificazione – continua la sentenza emessa dal Tribunale di Milano – delle condotte nell’alveo della libera manifestazione del pensiero costituzionalmente garantita giova evidenziare che il principio costituzionale della libertà di manifestazione del pensiero, di cui all’articolo 21 della Costituzione, non ha valore assoluto. In particolare, il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero incontra il limite derivante dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione”.  
La sentenza del Tribunale di Milano è di grande significato e ci dimostra che oggi c’è bisogno di qualcosa di più, di ciò che è la vera incompiuta della democrazia italiana. Nei documenti congressuali l’abbiamo chiamato “lo stato antifascista”, la certezza cioè che lo Stato, le sue istituzioni a partire dagli apparati educativi e da quelli repressivi siano orientati senza incertezze ad una attività permanente ed ordinaria che trasmetta il significato e i valori fondanti della nostra storia contemporanea, nata con la svolta della Liberazione dal fascismo.
A tal fine da parte del Presidente Nazionale dell’ANPI  e dal Presidente dell’Istituto Cervi è stato redatto e presentato al Presidente della Repubblica un documento nel quale si esprime con nettezza la situazione di grave carenza delle Istituzioni di fronte ad un fenomeno che appare sempre più in contrasto con l’indirizzo democratico e antifascista della Costituzione. Il documento è corredato da una serie di proposte, tutte facilmente realizzabili, per precisi interventi normativi ed istituzionali.
Il problema di fondo per il nostro Paese deriva dal fatto che se l’Italia ha sconfitto militarmente il nazifascismo il 25 aprile 1945, non lo ha fatto idealmente, culturalmente e storicamente. Accanto all’impegno per rinnovare profondamente lo Stato è essenziale vincere l’indifferenza della gente di fronte allo svilupparsi e al rifiorire di movimenti neofascisti e razzisti, sviluppando una intensa iniziativa di carattere ideale e culturale soprattutto nei confronti delle giovani generazioni, ma non solo.
Non bisogna trascurare, inoltre, i rapporti con altre realtà antifasciste e con i movimenti, soprattutto se costituiti da giovani. Ma deve trattarsi sempre di rapporti chiari, in cui ognuno fa la sua parte, e molte cose, se possibile si fanno insieme. L’importante è conservare e avere rispetto per le diverse identità di ognuno.
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