20. Questione morale e rigenerazione della politica

La crisi economica che sta attraversando il nostro Paese si intreccia con una profonda crisi etica e valoriale. Siamo di fronte, in Italia, ad una caduta senza precedenti dell’etica pubblica, a un’implosione di tutti i valori, a un allentamento delle tensioni politiche e morali, al manifestarsi quasi quotidiano di fenomeni di corruzione, sino alla scoperta della presenza della criminalità organizzata nelle stesse grandi città del nord.
La conseguenza inevitabile di questa deriva etica che ha determinato, fra l’altro, una preoccupante assuefazione della gente alle numerosissime situazioni di illegalità, è costituita dal venir meno della speranza nella possibilità di costruire una società più giusta e da una perdita di fiducia forse irreversibile da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni.Occorre un forte sussulto delle coscienze, occorre una vera e propria rivolta morale, alla quale ci chiamano i Combattenti per la Libertà. Bisogna rilanciare nella società contemporanea la cultura della legalità, il richiamo ai valori dell’antifascismo, della politica intesa come servizio alla collettività come ci ha insegnato l’intera vicenda resistenziale. Anche se il quadro che ci circonda è desolante, dobbiamo sconfiggere l’odio e la diffidenza per la politica, che il fascismo ha instillato negli italiani, considerandola “una cosa sporca” e restituirle il suo significato originario di partecipazione e impegno disinteressati per il bene comune. Ma questo non basta. La politica si salva solo se è capace di rinnovarsi profondamente, se non si appiattisce sui problemi dell’immediato, sulla pratica del piccolo cabotaggio, se non si riduce a giochi di potere, a iniziative di corto respiro, ma se si dota di progettualità e si caratterizza per la sua tensione e proiezione verso l’avvenire. La politica per ritornare a parlare alla gente non può restringersi in un’ottica provinciale, non può non fare riferimento al contesto europeo e alla constatazione che le nazioni sovrane, come già rilevato nel 1941 da Altiero Spinelli, non costituiscono più il quadro in cui possono risolversi i problemi del presente.Ricordava giustamente Vittorio Foa: “In Italia troppo spesso si pensa in piccolo, non ci si occupa dei grandi temi, del nostro ruolo nel mondo”. Dalla Resistenza discende oggi la scelta europeista, di un’Europa democratica, politicamente e socialmente unita, stella polare, insieme alla Carta Costituzionale dell’Italia repubblicana. I problemi che abbiamo di fronte sono difficili e complessi. In una intervista rilasciata il 19 gennaio 1996 al quotidiano “La Repubblica”, il compianto cardinale Carlo Maria Martini manifestava, sin da allora, le sue profonde preoccupazioni per i destini dell’Italia: “L’impulso ad affidarsi a uomini della Provvidenza affiora sempre nei passaggi difficili della storia. Quando le situazioni appaiono troppo complesse, si vorrebbe qualcuno che quasi magicamente tirasse fuori la soluzione. In realtà occorre la pazienza di affrontare i passaggi difficili, utilizzando tutte le persone competenti e di buona volontà senza mitizzare nessuno”.
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