EDOARDINA (DINA) CEREDA

Dina Cereda

Edoardina detta Dina Cereda, a soli vent’anni, assiste alle brutalità dei nazifascisti dopo l’8 settembre 1943 e decide di collaborare con la Resistenza in Val Seriana nella Bergamasca, dove era sfollata come operaia della Pirelli. Dina, nome di battaglia Angela, si occupa di raccogliere fondi e aiuti per i partigiani. Scrupolosa e riservata, ottiene ben presto la fiducia dei comandanti partigiani. Al suo ritorno a Cinisello Balsamo, apprende della partenza per la Valsassina del cognato Antonio Longo, nome di battaglia Mario, e del fidanzato Andrea Ricci nome di battaglia Gilera (un ragazzo sestese che morirà in battaglia).Accetta così il ruolo di collegatrice tra l’organizzazione clandestina della Breda e la 55^ Brigata Garibaldi d’Assalto Fratelli Rosselli che opera nel lecchese. Viene aiutata in questo compito da Ines Mottani, un’altra cinisellese, operaia della Breda. Porta ordini, armi, generi alimentari e vestiario in Valsassina e in Valtellina. Talvolta deve accompagnare autisti che trasportano clandestinamente in montagna viveri e armi. Il ritrovo è a Milano da Pietro Vergani, nome di battaglia Fabio. Partono in due, Dina e Ines, dopo aver imparato a memoria la parola d’ordine. Ma il più delle volte parte da sola, in treno dalla stazione di Sesto San Giovanni diretta a Lecco, con messaggi nascosti negli abiti, pistole e munizioni celate nella borsa. Giunta a Lecco, percorre a piedi i sentieri di montagna e raggiunge Ballabio, per poi spingersi più a nord fino a Introbio e alla Bocca di Biandino. Sono venti chilometri in salita e altrettanti in discesa, due e anche tre volte in un mese, con qualsiasi condizione atmosferica, portando messaggi che avrebbero potuto significare la salvezza dell’intera Brigata, raccogliendo notizie sulla condizione dei partigiani da riportare ai loro familiari. Tutto questo, fino alla primavera del 1945. Il suo riferimento a Lecco è un altro partigiano cinesellese, Eugenio Tagliabue, nome di battaglia Tom. Dopo il duro colpo inferto in estate dai nazifascisti alla 55^ Brigata Rosselli, Dina riduce i suoi viaggi in Valsassina e si mette a disposizione del C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) locale. Partecipa alla laboriosa tessitura delle fila antifasciste e dei simpatizzanti del movimento partigiano sia all’interno della Pirelli che a Sesto San Giovanni e a Cinisello Balsamo. Distribuisce stampa clandestina, cura i rapporti con le famiglie dei partigiani che sono in montagna e tiene il collegamento con il comando della 119^ Brigata Garibaldi S.A.P. Quintino Di Vona che si trova a Desio.Il comandante della brigata, Alfredo Cortiana, nome di battaglia Enzo, ricorda questa giovane staffetta, determinata e coraggiosa, che ogni domenica mattina, in bicicletta, passando proprio di fronte alla caserma dei fascisti di Nova Milanese, si reca all’ospedale di Desio per ritirare la stampa clandestina, fingendo di portare biancheria pulita a un inesistente parente malato. Giunta a destinazione è accompagnata da un infermiere fuori dalla clinica e condotta in un’abitazione attigua, dove ha sede il comando della Brigata. Qui incontra Cortiana ed Eliseo Galliani, nome di battaglia Andrea Verri, ai quali fa rapporto sulla situazione e sui problemi del distaccamento di Cinisello Balsamo; poi riempie la borsa di opuscoli e manifestini che copre con la biancheria sporca. Riparte di buona lena verso Cinisello, le gambe le tremano, ma sa che deve arrivare per il bene dei compagni. Quando giunge in centro al paese, consegna il materiale a Luigi Pacchetti, nome di battaglia Ginett, che l’attende sempre in ansia. Si incontrano in una sala interna della Trattoria Beccalli in via Garibaldi o davanti al Circolo La Previdente. Sarà poi Ginett a distribuire il materiale ai sappisti per la diffusione. Ma anche Dina si occupa della diffusione.Nella notte tra il 7 e l’8 marzo 1945 sui muri di Cinisello Balsamo vengono affissi numerosi manifestini che ricordano la Giornata Internazionale della Donna, inneggiano all’Italia libera e alle Brigate Garibaldi. Il lavoro viene portato a termine con coraggio proprio da Dina e da altri partigiani, con un’affissione notturna tanto pericolosa quanto efficace e beffarda. La mattina la gente scorge i volantini incollati nei luoghi più frequentati: in piazza a Cinisello, alla fermata del tram, ma soprattutto sui muri dell’ex Casa della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio) in via Cadorna angolo Beato Carino, proprio dove c’è il presidio dei repubblichini. Dina Cereda ricorda con orgoglio quell’episodio: “Avrei voluto essere lì, vedere le loro facce quando si sono accorti dei manifestini. Nonostante le fatiche e la paura, questa non me la scordo e ancora adesso mi viene da ridere a pensare alle loro facce incredule!”. Dina partecipa ai giorni dell’insurrezione mantenendo rigore e correttezza anche quando viene a sapere che il fidanzato Andrea Ricci è morto in montagna. Dopo la Liberazione fa parte del C.L.N. in rappresentanza dell’U.D.I. (Unione Donne Italiane), della quale, come dell’A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani), è una delle fondatrici a Cinisello Balsamo. Per un periodo è anche gerente della Casa del Popolo. Sposa nel 1946 il partigiano Franco Laini che, da Garlasco, viene ad abitare a Cinisello Balsamo e sarà dal 1959 al 1979 un amato e stimato comandante della Polizia Urbana. Si può affermare che la partecipazione di Dina Cereda alla Resistenza è stata determinante per l’organizzazione del Distaccamento della 119^ Brigata Garibaldi S.A.P. Quintino di Vona di Cinisello Balsamo e delle Brigate dislocate in montagna. A volte ci si scorda che ci vuole forse più coraggio per svolgere il ruolo di staffetta che quello di partigiano combattente. E poi le donne sono state doppiamente coraggiose perché, non avendo l’obbligo di prestare il servizio militare, la loro scelta è stata veramente volontaria. Edoardina Cereda era nata il 10 novembre 1924 a Cinisello e risiede a Cinisello Balsamo.

Dina Cereda 2

1951, anniversario della Liberazione, Cinisello Balsamo, Dina Cereda è al centro

Ha collaborato con la Resistenza:dal 17 settembre al 3 ottobre 1944 per la 55^ Brigata Garibaldi D’Assalto Rosselli, dal 4 ottobre all’11 dicembre 1944 per la Brigata Matteotti,dal 12 dicembre 1944 al 25 aprile 1945 per la 119^ Brigata Garibaldi S.A.P. Quintino Di Vona. La Commissione Riconoscimento Qualifiche Partigiane della Lombardia le ha riconosciuto la qualifica di Patriota per un periodo di 8 mesi e 20 giorni.

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