Difesa della Costituzione

Intransigente difesa della Costituzione e dei suoi valori

Nel documento congressuale dell’ANPI c’è un capitolo dedicato all’intransigente difesa della Costituzione e dei suoi valori. Ciò non significa rifiuto di ogni modifica, ma contrarietà ad ogni tentativo di stravolgere le linee portanti, i valori, i principi della Costituzione. Vi è la necessità, generalmente riconosciuta, di eliminare il bicameralismo “perfetto” anche se bisogna riconoscere che la storia di questi anni ci fornisce solidi esempi di situazioni in cui “le correzioni” da parte dell’altra Camera, rispetto a quella che per prima aveva deliberato, sono state positive e addirittura determinanti.
Una riforma costituzionale di grande peso, come quella che attiene all’eliminazione o alla trasformazione di una delle due Camere, non può essere neppure concepita per semplici ragioni di risparmio di spesa, come frequentemente si sostiene e come viene teorizzato nel disegno di Legge governativo di revisione costituzionale.
C_42039c4b49Il problema è quello della funzionalità, non quello dei costi. È opportuno, infine, ricordare che sulle riforme costituzionali la parola spetta in primis al Parlamento. Il Governo dovrebbe esprimere un parere conclusivo, su un progetto e non presentarlo alle Camere e imporre i propri tempi, proprio per la ragione essenziale che il problema dovrebbe essere sottratto al dominio della contingenza politica e delle scelte governative, pena lo stravolgimento del sistema che vige nella nostra Repubblica.
 Abolizione sostanziale del Senato
Per quanto riguarda le riforme costituzionali, anziché limitarsi a differenziare le funzioni delle due Camere, si è puntato su una sostanziale “abolizione” del Senato, ridotto – per mancanza di una vera elettività e di significative funzioni – ad un rango accessorio ed ininfluente. L’unica Camera dotata di rilevanti funzioni sarà la Camera dei Deputati. Il Senato viene trasformato in un organo che dovrebbe rappresentare le istituzioni territoriali, privato del potere di dare o togliere la fiducia al governo. Il futuro Senato sarà composto da consiglieri regionali e da sindaci dei capoluoghi di regione.
Settantaquattro saranno i consiglieri regionali eletti dai Consigli regionali di appartenenza; ventuno saranno i sindaci dei capoluoghi di regione. I consiglieri regionali saranno designati secondo modalità stabilite da una legge di là da venire e che in ogni caso non consentirà l’elezione diretta da parte dei cittadini. Unica concessione è avere previsto che i consiglieri regionali dovranno essere nominati “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”. Per i sindaci nulla è previsto. Gli unici senatori a tempo pieno saranno i cinque di nomina presidenziale. La composizione del Senato sarà soggetta a continue variazioni perché i senatori decadranno con i rispettivi consigli regionali o comunali. Con questa composizione il Senato non voterà più le leggi ordinarie ma potrà votare le leggi di riforma costituzionale.
Sulle leggi ordinarie potrà proporre modifiche ai testi approvati dalla Camera, che tuttavia non saranno per questa vincolanti.
 Legge elettorale
Con la nuova legge elettorale il premio di maggioranza (55% dei seggi) scatta col 40 per cento dei voti conseguiti.
Se non viene raggiunta questa soglia i primi due partiti vanno al ballottaggio, dove, molto probabilmente, i voti saranno in cifra assoluta molto minori del primo turno.
Sarà quindi una piccola minoranza del popolo sovrano a consegnare il potere al partito vincente tenendo conto che gli astenuti saranno probabilmente il 40 per cento e forse anche di più.
La riforma del Senato, alla quale si aggiunge una legge elettorale che conferisce un eccessivo premio di maggioranza e che prevede una platea con troppi nominati, verrebbe a concentrare il potere sull’esecutivo, a danno del legislativo e del giudiziario.
Una soluzione fortemente contrastata dall’ANPI perché, così facendo, si ridurrebbero gli spazi di democrazia, si inciderebbe fortemente sulla rappresentanza dei cittadini, si svilirebbe il ruolo di quel Senato che, in molti Paesi, è addirittura la Camera più “alta”, quella più prestigiosa, dotata di maggiori competenze anche sul piano culturale e scientifico.
Riteniamo che per riformare il Paese non si debba cambiare, in ben 41 articoli, la Costituzione ma applicarla. Forte deve essere l’impegno nel pretendere che, finalmente i princìpi costituzionali vengano attuati e i diritti resi effettivi ed esercitabili.
Nella seduta del 21 Gennaio 2016 il Comitato Nazionale dell’ANPI ha deciso con una maggioranza che ha il sapore dell’unanimità (venti voti a favore e tre astensioni) di aderire al Comitato per il NO alla riforma del Senato ed al SI’ sui quesiti referendari. L’ANPI aderisce alla Campagna referendaria con la sua autonomia e “le sue bandiere”, nel senso che non accetterà di porre la questione in termini politico-partitici e non si farà trascinare sul terreno dei “plebisciti”. Siamo convinti che queste due leggi (quella che “abolisce” di fatto il Senato e quella elettorale) non sono solo sbagliate ma stravolgono le linee portanti, princìpi e valori chiaramente espressi dalla Carta costituzionale.
Sarà quindi fondamentale, da parte nostra, avviare una capillare campagna di informazione, tra i cittadini, sui guasti che produrrebbero queste “riforme”. Ci sono luoghi in cui sono già stati costituiti i Comitati e l’ANPI vi deve aderire, non come un’appendice, ma facendo valere la propria presenza e la propria forza.
 
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ANPI Oggi

Nota periodica a cura dell’A.N.P.I. Provinciale di Milano

ANPI Oggi (Aprile 2018)

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ANPI Newsletter

ANPInews è una newsletter a cadenza settimanale con informazioni dal mondo ANPI, eventi e commenti sui principali temi politici e sociali del momento.

ANPInews n. 264 – 6 DICEMBRE 2017

Periodico iscritto al R.O.C. n.6552

IL BEL TEMPO DELL’UNITÀ ANTIFASCISTA

Carla Nespolo – Presidente nazionale ANPI

Care compagne e cari compagni,
vi scrivo perché questi sono giorni di particolare impegno politico, culturale e organizzativo in relazione alla recrudescenza e alla diffusione di provocazioni neo-fasciste. Abbiamo messo in campo (lo hanno fatto anche tante nostre sezioni spontaneamente) una forte e unitaria risposta antifascista. Essa è, per molta parte, una nostra responsabilità e un nostro impegno e deve continuare nel futuro.
Le iniziative che si sono moltiplicate in queste settimane in molte parti d’Italia, sono la riprova di quanto forte e diffusa sia la coscienza antifascista nel nostro Paese e di come sia indispensabile che su di essa facciamo affidamento, in ogni momento. In particolare sono molto colpita e contenta che nella battaglia antifascista, in prima fila ci siano le nostre partigiane e i nostri partigiani, i giovani, le donne e molti Sindaci che in vario modo (dal divieto di utilizzare spazi pubblici per manifestazioni neo-fasciste al ritiro della cittadinanza onoraria conferita a Mussolini nel ventennio) stanno dimostrando sensibilità democratica e antifascista. Non ci stanchiamo di ricordare che la Costituzione Italiana, nata dalla Resistenza, non è a-fascista, ma antifascista e che la sua piena attuazione è oggi il nostro primo impegno. E’ questo il modo serio e costruttivo di valorizzare anche l’esito referendario che ci ha visti, come ANPI, così seriamente e concordemente impegnati. Il 4 dicembre dello scorso anno, abbiamo difeso la Costituzione, ora pretendiamo che Essa sia rispettata ed attuata…continua…


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EDOARDINA (DINA) CEREDA

Dina Cereda

Edoardina detta Dina Cereda, a soli vent’anni, assiste alle brutalità dei nazifascisti dopo l’8 settembre 1943 e decide di collaborare con la Resistenza in Val Seriana nella Bergamasca, dove era sfollata come operaia della Pirelli. Dina, nome di battaglia Angela, si occupa di raccogliere fondi e aiuti per i partigiani. Scrupolosa e riservata, ottiene ben presto la fiducia dei comandanti partigiani. Al suo ritorno a Cinisello Balsamo, apprende della partenza per la Valsassina del cognato Antonio Longo, nome di battaglia Mario, e del fidanzato Andrea Ricci nome di battaglia Gilera (un ragazzo sestese che morirà in battaglia).Accetta così il ruolo di collegatrice tra l’organizzazione clandestina della Breda e la 55^ Brigata Garibaldi d’Assalto Fratelli Rosselli che opera nel lecchese. Viene aiutata in questo compito da Ines Mottani, un’altra cinisellese, operaia della Breda. Porta ordini, armi, generi alimentari e vestiario in Valsassina e in Valtellina. Talvolta deve accompagnare autisti che trasportano clandestinamente in montagna viveri e armi. Il ritrovo è a Milano da Pietro Vergani, nome di battaglia Fabio. Partono in due, Dina e Ines, dopo aver imparato a memoria la parola d’ordine. Ma il più delle volte parte da sola, in treno dalla stazione di Sesto San Giovanni diretta a Lecco, con messaggi nascosti negli abiti, pistole e munizioni celate nella borsa. Giunta a Lecco, percorre a piedi i sentieri di montagna e raggiunge Ballabio, per poi spingersi più a nord fino a Introbio e alla Bocca di Biandino. Sono venti chilometri in salita e altrettanti in discesa, due e anche tre volte in un mese, con qualsiasi condizione atmosferica, portando messaggi che avrebbero potuto significare la salvezza dell’intera Brigata, raccogliendo notizie sulla condizione dei partigiani da riportare ai loro familiari. Tutto questo, fino alla primavera del 1945. Il suo riferimento a Lecco è un altro partigiano cinesellese, Eugenio Tagliabue, nome di battaglia Tom. Dopo il duro colpo inferto in estate dai nazifascisti alla 55^ Brigata Rosselli, Dina riduce i suoi viaggi in Valsassina e si mette a disposizione del C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) locale. Partecipa alla laboriosa tessitura delle fila antifasciste e dei simpatizzanti del movimento partigiano sia all’interno della Pirelli che a Sesto San Giovanni e a Cinisello Balsamo. Distribuisce stampa clandestina, cura i rapporti con le famiglie dei partigiani che sono in montagna e tiene il collegamento con il comando della 119^ Brigata Garibaldi S.A.P. Quintino Di Vona che si trova a Desio.Il comandante della brigata, Alfredo Cortiana, nome di battaglia Enzo, ricorda questa giovane staffetta, determinata e coraggiosa, che ogni domenica mattina, in bicicletta, passando proprio di fronte alla caserma dei fascisti di Nova Milanese, si reca all’ospedale di Desio per ritirare la stampa clandestina, fingendo di portare biancheria pulita a un inesistente parente malato. Giunta a destinazione è accompagnata da un infermiere fuori dalla clinica e condotta in un’abitazione attigua, dove ha sede il comando della Brigata. Qui incontra Cortiana ed Eliseo Galliani, nome di battaglia Andrea Verri, ai quali fa rapporto sulla situazione e sui problemi del distaccamento di Cinisello Balsamo; poi riempie la borsa di opuscoli e manifestini che copre con la biancheria sporca. Riparte di buona lena verso Cinisello, le gambe le tremano, ma sa che deve arrivare per il bene dei compagni. Quando giunge in centro al paese, consegna il materiale a Luigi Pacchetti, nome di battaglia Ginett, che l’attende sempre in ansia. Si incontrano in una sala interna della Trattoria Beccalli in via Garibaldi o davanti al Circolo La Previdente. Sarà poi Ginett a distribuire il materiale ai sappisti per la diffusione. Ma anche Dina si occupa della diffusione.Nella notte tra il 7 e l’8 marzo 1945 sui muri di Cinisello Balsamo vengono affissi numerosi manifestini che ricordano la Giornata Internazionale della Donna, inneggiano all’Italia libera e alle Brigate Garibaldi. Il lavoro viene portato a termine con coraggio proprio da Dina e da altri partigiani, con un’affissione notturna tanto pericolosa quanto efficace e beffarda. La mattina la gente scorge i volantini incollati nei luoghi più frequentati: in piazza a Cinisello, alla fermata del tram, ma soprattutto sui muri dell’ex Casa della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio) in via Cadorna angolo Beato Carino, proprio dove c’è il presidio dei repubblichini. Dina Cereda ricorda con orgoglio quell’episodio: “Avrei voluto essere lì, vedere le loro facce quando si sono accorti dei manifestini. Nonostante le fatiche e la paura, questa non me la scordo e ancora adesso mi viene da ridere a pensare alle loro facce incredule!”. Dina partecipa ai giorni dell’insurrezione mantenendo rigore e correttezza anche quando viene a sapere che il fidanzato Andrea Ricci è morto in montagna. Dopo la Liberazione fa parte del C.L.N. in rappresentanza dell’U.D.I. (Unione Donne Italiane), della quale, come dell’A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani), è una delle fondatrici a Cinisello Balsamo. Per un periodo è anche gerente della Casa del Popolo. Sposa nel 1946 il partigiano Franco Laini che, da Garlasco, viene ad abitare a Cinisello Balsamo e sarà dal 1959 al 1979 un amato e stimato comandante della Polizia Urbana. Si può affermare che la partecipazione di Dina Cereda alla Resistenza è stata determinante per l’organizzazione del Distaccamento della 119^ Brigata Garibaldi S.A.P. Quintino di Vona di Cinisello Balsamo e delle Brigate dislocate in montagna. A volte ci si scorda che ci vuole forse più coraggio per svolgere il ruolo di staffetta che quello di partigiano combattente. E poi le donne sono state doppiamente coraggiose perché, non avendo l’obbligo di prestare il servizio militare, la loro scelta è stata veramente volontaria. Edoardina Cereda era nata il 10 novembre 1924 a Cinisello e risiede a Cinisello Balsamo.

Dina Cereda 2

1951, anniversario della Liberazione, Cinisello Balsamo, Dina Cereda è al centro

Ha collaborato con la Resistenza:dal 17 settembre al 3 ottobre 1944 per la 55^ Brigata Garibaldi D’Assalto Rosselli, dal 4 ottobre all’11 dicembre 1944 per la Brigata Matteotti,dal 12 dicembre 1944 al 25 aprile 1945 per la 119^ Brigata Garibaldi S.A.P. Quintino Di Vona. La Commissione Riconoscimento Qualifiche Partigiane della Lombardia le ha riconosciuto la qualifica di Patriota per un periodo di 8 mesi e 20 giorni.

CONTRO LO STRAVOLGIMENTO DELLA COSTITUZIONE

venerdì 18 ottobre 2013

L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA DI CINISELLO BALSAMO CONTRO LO STRAVOLGIMENTO DELLA COSTITUZIONE

È in corso da alcuni mesi un dibattito intorno a diversi progetti di riforma della Costituzione. Le parti principali riguardano la riduzione del numero dei parlamentari, il diverso peso da riservare ai due rami del Parlamento, la forma di governo e i poteri del premier, oltre che una modifica del nostro sistema politico verso uno di tipo semipresidenzialista. Per rendere più celere la revisione della Costituzione, il Governo ha varato un disegno di Legge in deroga a quanto stabilito dall’art. 138 di essa, un articolo cardine, che disciplina la revisione della Carta con procedure di garanzia. Tutto ciò rende questo tentativo di riforma anomalo e pericoloso, perchè, con la modifica dell’art. 138, si ridurrebbero i tempi di approvazione tra una Camera e l’altra, annullando le possibilità di ogni eventuale dissenso e opposizione ai progetti di riforma, per di più in una legislatura che vede un Parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale e con una maggioranza di governo non conforme al risultato delle elezioni. In queste settimane molte sono state le iniziative per sensibilizzare i cittadini intorno a questi temi e chiedere che la Costituzione non venga stravolta, riducendone gli elementi di garanzia. Già l’esito del referendum del 2006 infatti, ha sancito il rifiuto di riforme costituzionali approvate a colpi di maggioranza e ha perciò rivolto alle istituzioni un’urgente richiesta: che si ristabilisca il principio della supremazia della Costituzione, definita da Piero Calamandrei, presbite, cioè capace di vedere lontano. “E’ vero che nella nostra Costituzione è previsto uno speciale procedimento per rivederla; ma è anche vero che, nello spirito dell’Assemblea Costituente questo procedimento, particolarmente lento e solenne, è stato dettato non per invogliare i posteri alle revisioni costituzionali. […] Ci sembra di poter indicare in questi ultimi tempi manifestazioni tipiche, dalle quali si potrebbe dedurre che gli organi responsabili abbiano perduto il senso del limite che separa il lecito costituzionale da quel delitto costituzionale che l’articolo 138 chiama “attentato alla Costituzione”. […] Se nella Costituzione italiana si volesse cambiare alcuno di questi elementi identificatori, o abolire l’articolo che sbarra la porta a questi cambiamenti, la Costituzione perderebbe la sua identità. Questo non sarebbe un cambiamento giuridico: questo vorrebbe dire far crollare tutta la Costituzione e ricominciare da capo: tornare dal piano della legalità al piano della forza”.
L’ANPI di Cinisello Balsamo invita i cittadini ad esprimersi dalle pagine de’ La Città, su Facebook, via mail, per una riflessione e un confronto sul valore della nostra Costituzione ed invita a partecipare alle iniziative che verranno promosse nelle prossime settimane.
Direttivo ANPI Cinisello Balsamo
anpicinisello@libero.it
Facebook ANPI Cinisello Balsamo

LATINO GAETANO

GAETANO LATINO
dalla Resistenza all’impegno politico, sindacale e sociale
LA STORIA DI UN INCORREGGIBILE OTTIMISTA

Sabato 21 ottobre 2017 – ore 15.30
Centro culturale Il Pertini – Auditorium – piazza Confalonieri 3 – Cinisello Balsamo

Presentazione di una pubblicazione a lui dedicata
a cura
del Centro Documentazione Storica e della nostra sezione cittadina.

Intervengono:

Andrea Saba
docente e ricercatore
Istituto Nazionale Ferruccio Parri e Università degli Studi Milano-Bicocca;

Gabriella Milanese
vicepresidente
A.N.P.I. sezione di Cinisello Balsamo.

Staffetta musicale nella Resistenza con brani cantati da Simonetta Interlandi accompagnata alla fisarmonica da Gian Pietro Marazza.

Saluti istituzionali:

Siria Trezzi – sindaco;
Andrea Catania – assessore alle Politiche culturali.

Coordina: Ivano Bison – giornalista.

Saranno presenti i familiari di Gaetano Latino.

Aperitivo offerto da AUSER Insieme Volontariato Cinisello Balsamo.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Iniziativa a cura di: A.N.P.I. sezione di Cinisello Balsamo;
in collaborazione con:
Istituto Nazionale Ferruccio Parri Milano;
coordinamento:
Centro Documentazione Storica.

Si ringraziano:

  • AUSER Insieme Volontariato Cinisello Balsamo;
  • i familiari, tutte le persone intervistate e quelle che hanno messo a disposizione fotografie e documenti;
  • gli Amici del Pertini e di Villa Ghirlanda.

Biografia a cura del Centro Documentazione Storica del Comune di Cinisello Balsamo

GAETANO LATINO 2

I PRIMI ANNI
Gaetano Latino nasce il 3 gennaio del 1926 a Venosa in provincia di Potenza, da una famiglia operaia antifascista. Prima della fine del 1926 la famiglia si trasferisce a Milano perché il padre lavora alla Pirelli. Nel 1930 viene ad abitare a Cinisello Balsamo.
Balilla e avanguardista, come tutti i giovani dell’epoca cresce alla scuola fascista che, come ricorda, lo aveva defraudato di 17 anni di cultura libera e democratica.
Nel 1940, a 14 anni, è apprendista in una ditta a Cusano Milanino e in seguito garzone alla Pirelli fino alla fine del 1942. Nel 1943 è impiegato alla Rinascente in via Carducci a Milano; un riscatto per il padre, che non voleva vedere il figlio venire a casa come lui, sporco per il lavoro da operaio.
Ma quell’anno segna per sempre la vita di Latino, come quella di gaetano_latino 004molti italiani. Tre sono gli episodi che ricorda con chiarezza. A luglio, con la caduta del fascismo, assiste a manifestazioni di esultanza e ad azioni di rivalsa contro i fascisti che gli rimarranno impresse nella memoria. Ad agosto Milano viene pesantemente bombardata; Latino si reca in bicicletta al lavoro e trova la Rinascente ridotta a un cumulo di macerie. Non potendo recarsi a Lodi, dove vengono trasferiti gli uffici, rimane disoccupato. Dopo l’8 settembre assiste alla nascita della Repubblica Sociale e all’occupazione dell’Italia da parte dei nazisti.
Finalmente a giugno del 1944 trova un lavoro a Cormano, ma l’ufficio competente non gli rilascia il nulla osta in quanto la sua classe è richiamata alle armi. Chi non si presenta rischia la fucilazione. Non potendosi nascondere nei cascinotti nelle campagne limitrofe, già zeppi di sbandati, Latino si rifugia con il suo amico Angelo Barzaghi in un cortile in via Cavour a Cinisello Balsamo, in casa di una signora che aveva il marito in Russia. Di notte dormono nel solaio, scendendo solo per mangiare. Nonostante ciò, Latino ricorda quello come un periodo di allegria perché, grazie a un grammofono e ai dischi di Natalino Otto, messi a disposizione da un militare siciliano sbandato, nascosto come loro in quel cortile, conosce alcune ragazze che salgono sul solaio per ascoltare la musica, e con loro impara a ballare.
Stufo però di quella vita da recluso escogita un piano, facendosi aiutare da sua cognata che lavora in Comune. Si procura due carte d’identità false sulle quali i due giovani indicano come anno di nascita il 1927. Questo permette loro di girare tranquillamente, senza rischiare l’arresto.

LA RESISTENZA
GAETANO LATINOIn quel periodo viene contattato da un ragazzo che gli propone di formare una squadra di partigiani che operi nella zona di Cinisello Balsamo/Monza. Viene pertanto inquadrato nella 104^ Brigata Garibaldi S.A.P. Gianni Citterio, Distaccamento San Fruttuoso, con il nome di battaglia Mirco. Con altri giovani è impiegato per azioni dimostrative: distribuzione di manifestini e giornali clandestini, scritte murali e disarmi di fascisti e nazisti.
Il primo incarico che gli viene dato è quello, in accordo con la 119^ Brigata S.A.P. Quintino Di Vona, di andare a scrivere sui muri lungo la strada Cusano Milanino-Nova Milanese: “Viva i partigiani, fuori i tedeschi dall’Italia, morte ai fascisti”. Le azioni a volte sono molto rischiose, come quella in un cinema di Milano in corso Buenos Aires dove si reca con Italo, il suo capo squadra, un partigiano di Monza e uno di Cologno Monzese. Inneggiando ai partigiani e inveendo contro fascisti e nazisti, i giovani sappisti, dopo aver spento la luce, gettano alcuni manifestini sul pubblico presente. Al termine di un’azione simile in un cinema di piazza Napoli, Latino sfugge fortunosamente all’arresto nascondendosi nell’abitazione di un’anziana signora. Sempre allo stesso gruppo viene dato incarico di fermare un tedesco che tutte le sere esce dalla Villa Reale di Monza per andare in una villa a circa 300 metri. Devono svestirlo e disarmarlo, ma il tedesco reagisce e uno dei partigiani spara, colpendolo solo di striscio; lui cade svenuto. Impauriti e poco preparati, i giovani scappano verso la Villa Reale, rischiando l’arresto. Pedalando velocemente riescono però a mettersi in salvo nascondendosi lungo il Naviglio.
Il comando partigiano fa in modo che i ragazzi lavorino per la Todt (organizzazione della Wehrmacht per il lavoro coatto nei Paesi occupati), così da svolgere un’azione di controllo allo smistamento di Greco. Latino lavora su una gru, da dove spesso deve scappare con una corda per il rischio di mitragliamenti aerei, non annunciati dall’allarme. In una di queste occasioni, cercando di fuggire, è colpito da una paresi. Viene ricoverato al Policlinico di Milano, dove resta da gennaio a maggio del 1945. Gli amici si recano a trovarlo e lui saprà della Liberazione solo dai loro racconti.
Per l’attività svolta in quel periodo viene riconosciuto Partigiano Combattente.
Nel 1949, Latino è delegato al 1° Congresso Mondiale dei Partigiani della Pace a Parigi, esperienza che ricorderà sempre nei suoi racconti.

L’IMPEGNO SINDACALE, POLITICO E SOCIALE NEL DOPOGUERRA
L’impegno politico e sindacale caratterizza ormai la sua vita; dedica ogni energia per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e per promuovere il cambiamento nel civile e nel sociale.
Nell’immediato dopoguerra inizia a lavorare al Comune di Cinisello Balsamo e nel 1947 viene eletto presidente della Commissione Interna dei dipendenti comunali.
Dopo la Liberazione diviene anche il primo segretario della F.G.C.I. (Federazione Giovanile Comunista Italiana) di Cinisello Balsamo. Negli anni Settanta è uno dei fondatori del Circolo Gramsci. In seguito si iscrive a Democrazia Proletaria e per due volte è in Consiglio comunale; nella legislatura ‘75-’80, dal maggio 1977, e nella legislatura ‘85-‘90, dal novembre 1987. Negli ultimi anni della sua vita politica aderisce a Sinistra Ecologia e Libertà fin dalla sua nascita.
Inoltre, è membro dell’assemblea dell’U.S.S.L. sin dalla sua costituzione e viene anche eletto nel Direttivo Nazionale dello S.P.I.-C.G.I.L.
Nel 1996 fonda l’Associazione A.U.S.E.R. (Autogestione dei Servizi e della Solidarietà), divenendone il presidente, carica che ricopre con impegno e dedizione. Partita con solo trenta volontari, l’Associazione organizza attività culturali e ricreative e il Filo d’Argento per gli anziani in difficoltà. Questa è un’esperienza che lo rende molto orgoglioso.
Da sempre iscritto all’A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), da molti anni era membro del Direttivo della sezione locale.

LA MEMORIA E I GIOVANI
gaetano_latino 4Nel 1995 è promotore, con il professor Giovanni Morandi, di incontri didattici e di testimonianza nelle scuole sul tema della seconda guerra mondiale, con particolare riferimento alla lotta di Liberazione, alla nascita della Repubblica, fino alla promulgazione della Carta Costituzionale, della quale è strenuo difensore; infatti, termina sempre i suoi incontri con i giovani esortandoli a difendere i valori della Costituzione. Gaetano Latino per molti anni è testimone in tutte le scuole del territorio, svolgendo il suo compito con passione e sentendolo come una missione nei confronti delle nuove generazioni.
Nei suoi interventi rivolti agli studenti diceva: “Fare una ricchezza di tutte le peripezie è un po’ difficile, però con la buona volontà si riesce. Io ho imparato dai partigiani alcuni valori che erano tutto il contrario di quello che avevo imparato da avanguardista durante il fascismo. I valori che ho incamerato erano l’altruismo, la solidarietà soprattutto e voler bene ai miei simili, tutta la mia vita è stata un collaborare con i miei simili.”
Grazie alla sua intuizione di comprendere quanto sia importante trasmettere la memoria ai giovani, ancora oggi, su iniziativa della sezione locale dell’ANPI, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, altri proseguono la sua attività in ambito educativo e formativo, tesa ad affermare i valori di libertà e di democrazia per i quali aveva combattuto da giovane partigiano.

RICONOSCIMENTI
gaetano_latino 003A maggio del 2005, in occasione delle iniziative per il Sessantesimo anniversario della Liberazione, riceve dall’Amministrazione comunale, come altri partigiani e patrioti della città, una targa “in ringraziamento per il prezioso contributo offerto alla Resistenza per la Liberazione del nostro Paese”.
Nel 2006 l’Amministrazione comunale gli conferisce l’onorificenza cittadina Spiga d’Oro con la seguente motivazione: “Ammirevole il suo intenso e continuo impegno politico, sindacale e sociale nella nostra città. Fondatore e Presidente dell’ A.U.S.E.R. di Cinisello gaetano_latinoBalsamo, è un testimone coerente dei valori di libertà e di democrazia espressi nella Resistenza come partigiano e trasmessi ancora oggi con passione alle nuove generazioni attraverso la sua attiva presenza in ambito educativo e formativo.”

Ci manchi Gaetano, saresti stato ancora una volta con noi nella lotta per la difesa della Costituzione, con la tua bandiera di onestà, serietà e voglia di partecipare!